Comunicazione

Inceneritori: si guarda il dito invece che la luna

Alcune riflessioni sul caldo tema degli inceneritori, vista la emergenza rifiuti creatasi a Roma a causa dell’incendio della scorsa settimana all’impianto TMB di Via Salaria e soprattutto a causa del bombardamento mediatico pro-inceneritori che stiamo subendo. Non tratterò gli aspetti sanitari, quelli credo più opportuno vengano affrontati dagli addetti ai lavori che, spero, inizino a replicare alle false informazioni che circolano.

Gli inceneritori (chiamiamoli per quello che sono, invece di prendere in giro i cittadini usando la parola “termovalorizzatori” che, subdolamente, comunica qualcosa di positivo) non puzzano e producono energia. Questo, ormai, è qualcosa che è difficilmente contestabile. Non so a voi, ma a me, questi aspetti, neanche interessano.

Anche il sole e il vento producono energia senza emettere cattivi odori. E persino gli impianti a biogas producono combustibile (metano) senza puzzare. Oltretutto, contrariamente agli inceneritori, gli impianti a biogas restituiscono all’ambiente il necessario per “produrre” nuovo combustibile, il loro “bilancio” sarebbe, quindi, persino in “pari“. Ma non è questo il tema.

Gli inceneritori possono essere tollerati in una logica che li posizioni alla fine del cerchio della catena di gestione del ciclo dei rifiuti e, quindi, per “smaltire” al massimo il 7% del rifiuto che, nonostante tutto, non si potrebbe trattare diversamente. Pensarli, invece, come sistema soluzione dei problemi di smaltimento dei rifiuti “tal quali” è una follia pura! UN CRIMINE! 

Prima di tutto occorre avere una visione proiettata al futuro avendo chiaro il principio che viviamo su un pianeta che è “finito” ovvero non dispone di risorse infinite.

L’approccio “viva gli inceneritori, che belli gli inceneritori” che, ultimamente, sta sponsorizzando la parte “gialla” del Governo, vorrebbe dire prendere le risorse (minerali vari/materie prime, perché il rifiuto che produciamo è fatto di qualcosa e quel qualcosa, all’origine, sono materie prime), buttarle dentro a un forno per ottenerne in cambio energia, fumi e cenere. Quindi, in una ottica centenaria/millenaria, vuol dire assumere come principio che i minerali/materiali che la terra ci mette a disposizione li convertiremo in fumo/cenere (oltre alla energia, ma quella non può essere la leva di una tale decisione per i motivi di cui sopra, esistono sistemi sostenibili già collaudati da anni).

Non credo serva un genio per capire che, non oggi, non domani e neanche tra 100 anni, ma oltre, tutto questo potrebbe generare un collasso nel bilancio tra entrate (ovvero minerali/materiali messi a disposizione dalla terra) e uscite (fumi e cenere prodotti dalla combustione dei primi).

Detto in parole molto ma molto più grezze: prima o poi i minerali/materiali finiranno ed in cambio avremo prodotto fumi e cenere. A meno che non ci si illuda che il nostro pianeta disponga di risorse infinite e non si omettano di considerare gli effetti “negativi” delle emissioni in atmosfera.

Passiamo, poi, all’approccio “commerciale” e “comportamentale” (il più nefasto, forse) indotto dalla possibilità di bruciare tutto e “fregarsene del resto“. E per far ciò dobbiamo metterci in dubbio, dobbiamo chiederci quanto tutto ciò sia dipeso da “noi“, intendendo con noi la nostra società, i nostri consumi, il nostro modo di fare, le nostre comodità.

Per esempio: dare modo alle multinazionali di non preoccuparsi del packaging (perché tanto ci sarà un inceneritore che potrà far sparire quel packaging e i materiali di cui esso è fatto) indurrà le stesse ad utilizzare materiali diversi e maggiormente economici per imballare i prodotti che esse produrranno. Quando invece la “pressione” mediatica, politica, sociale, civile, etc etc dovrebbe necessariamente opporsi ad un uso indiscriminato delle materie.

Le multinazionali dovrebbero essere obbligate ad usare un solo materiale per imballare i prodotti che esse producono/distribuiscono. Questo ridurrebbe moltissimo la produzione del tal-quale, perché se tutti gli elettrodomestici, per fare un esempio, fossero imballati con la carta/cartone, le aziende produttrici potrebbero essere obbligate (ma converrebbe soprattutto a loro) al ritiro dell’imballaggio per il suo riuso/riciclo. Se la pasta fosse imballata in contenitori mono-materiali per tutte le aziende produttrici, non avremmo – per esempio – il problema determinato dalle confezioni usate da una nota azienda italiana che sono fatte di cartone e plastica trasparente. O ancora, gli affettati potrebbero essere imballati con un solo materiale invece della incartata multi-materiale oggi usata da tutti i diversi banchi.

Sono molte le riflessioni, razionali, che potrebbero essere fatte e che consentirebbero di ridurre notevolmente i rifiuti e, quindi, adottare quell’approccio “parsimonioso” alle risorse che, per contro, con un “inceneritore” non si avrebbe. Non se proposto così come oggi viene proposto.

Il problema, in Italia, sembra invece essere quello di trovare una soluzione per far sparire i rifiuti (incenerendoli) piuttosto che spingere tutti dalla stessa parte per poter ridurre la loro produzione, per poter cambiare le politiche di utilizzo dei materiali, per poter cambiare le nostre abitudini affinché questi vengano usati, raccolti e trattati in modo da poterli riutilizzare e – quindi – non essere noi stessi responsabili di quel collasso dello sfruttamento indiscriminato dei materiali di cui sopra.

Siccome abbiamo la presunzione (carattere tipico di questo Governo) di essere i migliori al mondo a trovare soluzioni semplici ai problemi complessi che, rapidamente, vengono risolti eliminandoli dalla nostra vista (come nel caso della immigrazione) – cosa, questa, genialmente abusata da Salvini – allora gli inceneritori sono diventati la migliore soluzione.

E dire che solo 2 anni fa (vedi immagine sopra), il Segretario della Lega affermava esattamente il contrario, ma si sa, i politici in Italia cambiano idea molto spesso. Il perché lo lascio a voi ipotizzare.

Di tutto il resto, quindi, che ce frega!

Mi ripeterò, probabilmente, ma la conclusione che la migliore soluzione al problema rifiuti in Italia (e a Roma in modo particolare) siano gli “inceneritori“, come ormai la RAI stessa ci ripete costantemente (quella TV di Stato tanto contestata nel recente passato dai grillini e che, oggi, si allinea all’approccio leghista al problema rifiuti bombardando gli italiani con le mirabolanti bellezze degli inceneritori), è una autentica follia! Soprattutto per gli aspetti indotti che essa produce.

A tutto ciò si aggiunge, poi, la favola che siano “pochissime” le emissioni di polveri sottili immesse nell’atmosfera, come se non si sapesse che il “mare è fatto di gocce“.

Un approccio così ottuso a un problema così immenso solo da noi poteva prendere piede. E quando sento dire “ma in Germania li hanno da anni“, mi chiedo come mai nessuno accompagna questa informazione con i dati. Quei dati che ci spiegherebbero che la Germania fa una corretta raccolta differenziata da 20 anni. E che da 20 anni è al top della classifica internazionale del riciclo, circa 70%, mentre noi in Italia siamo intorno al 48% (e solo negli ultimi anni). Oppure nessuno dice che la Germania da 20 anni ha una legge sul packaging che il prossimo 1 gennaio 2019 stringerà ulteriormente le maglie ai distributori che vorranno vendere e distribuire sul mercato tedesco. E molto altro

A noi italiani, invece, neanche lo schifo in strada, la terra dei fuochi, la TaRi a livelli stratosferici, etc etc ci hanno indotto a una riflessione profonda sul nostro modo di essere (parlo in generale, di tutta la nostra società che è fatta di tutto, di cittadini, di politici, di imprenditori) e, quindi, di cambiare tutti mentalità per procedere verso una gestione ponderata, razionale, intelligente, sostenibile dei rifiuti e, quindi, delle risorse.

Ciliegina sulla torta si sentono, per contro, affermazioni come “abbiamo i migliori ricercatori e ingegneri che trattano questi argomenti“, vero! Ma queste menti eccelse che noi produciamo e di cui denunciamo la fuga, suggeriscono di cambiare approccio, non di realizzare inceneritori per risolvere il problema fregandocene di quello che è la nostra “società” e il modo con cui essa sta violentando il nostro pianeta e sta compromettendo il futuro delle prossime generazioni.

No, gli inceneritori, così come li “vende” la Lega, NON SONO LA SOLUZIONE, ma una condanna! 

Enrico Stronati