Premessa
Anguillara è considerata da sempre una meta ideale dagli amanti del lago, da chi ama la natura, il bello, la tranquillità. Anche la storia testimonia in tale senso.
Proprio questa sua vocazione rende il tema “spiagge” particolarmente rilevante, sia in termini produttivi (il turismo è un settore produttivo importante), sia in termini ambientali (l’attrattiva dei nostri borghi è dovuta al loro straordinario equilibrio tra bellezze naturali, storia, folclore e quel senso di libertà e pace che si prova stando al sole o immersi nelle acque del lago), ma soprattutto in termini identitari.
Per mantenere il corretto equilibrio fra questi elementi ed evitare di subire la spinta verso un uso indiscriminato ed esasperato delle nostre coste, è senza alcun dubbio necessario disporre di strumenti di pianificazione, qual è appunto il PUA, per poter indicare noi le regole, i modi e i luoghi ove è possibile realizzare gli stabilimenti balneari, come farli, di quale dimensione, in che numero, per quanto tempo tenerli aperti, con quali materiali, etc etc.
Il PUA è essenziale per stabilire noi (con noi si intende l’amministrazione comunale, l’organo eletto dal popolo per fare anche questo) come vogliamo che siano utilizzate le nostre spiagge.
Nessuno può affermare il contrario e su questo tutti concordiamo.
È in discussione in questi giorni la proposta di PUA avanzata dalla maggioranza, prodotta da uno studio tecnico esterno, e redatta sulla base delle norme concernenti il demanio marittimo. Non c’è una normativa specifica per i laghi e si è, quindi, scelto di redigere il Piano sulla base del principio di vicinanza, basandosi sulla normativa più prossima disponibile: quella marittima.
Tale impostazione è un senza dubbio un fattore che espone a criticità, che però possono essere risolte, se si volesse.
Questo per dire che sono le scelte e soprattutto il fine con cui si redige il PUA che lo renderanno giusto al nostro caso oppure sbagliato.
Fatta questa doverosa premessa, vediamo cosa non dovrebbe essere un PUA.
Cosa non è un PUA
Il PUA non è lo strumento con il quale:
- creare consenso politico dando l’idea, a chi legge, di poter realizzare strutture sulle spiagge in deroga alla normativa urbanistica;
- superare le limitazioni imposte dalla normativa di tutela ambientale;
- descrivere uno scenario del tutto alieno rispetto alla vocazione turistica-ambientale propria delle nostre rive, puntando alla realizzazione di stabilimenti – uno dopo l’altro – con il fine di fungere da “filtro” per l’uso indiscriminato ed incontrollato delle spiagge libere (in particolare nei fine settimana. Lo stabilimento trasformato in strumento di “controllo” piuttosto che di “motore economico”);
- determinare un fattore di crisi per chi risiede e per chi ha un’attività commerciale in prossimità degli arenili.
Analisi del Piano presentato
Il PUA, essendo un documento di pianificazione come sopra premesso, dovrebbe delineare e documentare soprattutto ciò che è possibile realizzare sulle nostre spiagge, ovvero ciò che é attuabile e – conseguentemente – qualcosa che risulti anche appetibile per il privato che intende investire su tale attività (senza che questo porti alla perdita dell’identità dei luoghi). Tale ultimo obiettivo non è un obbligo, ma una sensibilità funzionale al raggiungimento della “stabilità” delle attività che nasceranno, sappiamo tutti com’è andata a finire l’ultimo esperimento dei “dehors”. Le “cattedrali sulla spiaggia” non le vuole nessuno, le rinunce e le conseguenti nuove assegnazioni di tratti di spiaggia non gioverebbero a nessuno, ancor meno alla nostra comunità.
Tutto ciò richiede una attenta e dettagliata analisi economica dello stato attuale.
Nei documenti che ci sono stati sottoposti c’è una relazione socio-economica, composta di 20 pagine, di cui 5 vuote, poi ci sono 10 pagine che riportano i dati ISTAT sulla popolazione locale, ed infine 5 pagine scarse di analisi economica.
Ometto di commentare il “copia e incolla” di alcune informazioni storiche sulle tradizioni del paese che, purtroppo, non sono più svolte da anni ma riportate come se lo fossero (qualcuno li legge questi documenti?).
Mi preme, però, evidenziare che in quest’ultimo documento c’è scritto:
- “… ad Anguillara Sabazia nel 2023 l’indice di ricambio è 131,7 e significa che la popolazione in età lavorativa è molto anziana”;
- … il lungolago fino a Vigna di Valle, frequentatissimo nel periodo estivo e dove si può visitare il famoso museo dell’aeronautica, offre per i numerosi turisti moltissimi servizi quali bar, pizzerie, campeggi, minigolf, tennis, calcetto, pesca sportiva e tanti altri svaghi per passare il tempo libero e una bella vacanza.
- “… spicca la mancanza di alberghi a 5 stelle e 5 stelle di lusso segno evidente della mancanza di un turismo particolarmente esigente ed amante di ogni confort possibile.”
- “… la maggior offerta di camere è evidenziata dagli alberghi a 3 stelle.”
Nella sostanza: ad Anguillara la popolazione con reddito è anziana, a Vigna di Valle c’è di tutto per divertirsi, non ospitiamo “ricchi”, ma abbiamo una capacità ricettiva per 1.232 posti letto distribuiti in 7 alberghi e 26 strutture complementari – una diminuzione di 430 posti letto rispetto al 2022 – ed un numero di visitatori annui pari a 9.430 che hanno soggiornato una media di 2,19 gg.
Se il PUA deve essere lo strumento con il quale puntare ad uno sviluppo (sostenibile), il numero di nuovi stabilimenti dovrebbe essere congruo con quella che è la “domanda potenziale” rispetto all’offerta già esistente e in linea con l’andamento rilevato dalla (scarsa) analisi socio-economica.
Diversamente, non è difficile immaginare l’abbandono e/o la rinuncia da parte dei conduttori dopo pochi anni (come già accaduto nel recente passato con i dehors).
Il Piano prevede la realizzazione, lungo la passeggiata, di strutture a palafitta che, poggiando su assi piantati sull’arenile, portano il piano di calpestio a livello della passeggiata e da qui possono ergersi per un’altezza di 2,50 metri. Le stesse possono essere dotate di un “punto ristoro” e devono essere dotate di servizi igienici (anche chimici, immaginatevi i bagni chimici sulla spiaggia ….). Devono disporre di docce, che non possono essere chiuse e devono, quindi, essere aperte, simili a quella in foto.
[presa da: https://www.mondobalneare.com/onlywood-il-nuovo-concetto-di-spogliatoio-da-spiaggia/]
Quindi, per tutti quelli che prima, passeggiando sul lungolago, s’indignavano per i tavolini e i picnic (in violazione dei divieti da sempre esistenti), dopo il PUA potranno ammirare persone che si fanno la doccia con l’autorizzazione comunale. Peraltro …. la necessità della doccia al mare è comprensibile, al lago non necessariamente, chi vive il lago concorderà.
Gli stabilimenti potranno essere dotati di un chiosco, se tutti o una parte di essi non è chiarito nel documento. Potenzialmente tutti potranno avere uno spazio per la somministrazione.
Sarà possibile realizzare strutture per la riduzione dei consumi, quindi cisterne per lo stoccaggio e il riuso dell’acqua piovana, pannelli fotovoltaici, pannelli solari termici, nonostante l’attività sia specificatamente stagionale (con obbligo – sulla carta – alla rimozione dei manufatti e al ripristino dei luoghi alla fine della stagione balneare). Come si possano realizzare suddette strutture a me sfugge, ma nel confronto avuto con la maggioranza ho capito che sono io a non avere contezza delle numerose possibilità esistenti per attuare tali virtuosismi perché – cit. – “esistono pannelli che si possono usare per realizzare i camminamenti e non dobbiamo limitarci a eventuali prodotti che nasceranno in futuro”. Io non conosco tutte le possibili soluzioni possibili sul tema, esistono indubbiamente prodotti per tali usi (ce ne sono esempi virtuosi in alcuni paesi scandinavi installati in modo permanente) e confido nella assoluta buonafede di chi mi ha informato di questa possibilità, ma il punto è: come si pensa che se ne possa fare uso in una attività stagionale? Si sta immaginando che questi vengano installati e rimossi ogni anno? Se tali “possibilità” sono inattuabili, perché inserirle?
A mio avviso questa bozza di PUA contiene tante cose prese qua e là da altri documenti analoghi, probabilmente destinate alle spiagge su demanio marittimo e stabilimenti permanenti, un calderone volto più a riempire le pagine piuttosto che a descrivere con chiarezza ciò che si deve e si può realmente fare sulle nostre spiagge, un elenco di elementi che fungono da spot ambientale, per dare una pennellata di eco-sostenibilità ad una impostazione di enorme impatto.
Pubblico e privato
Uno degli aspetti, a mio avviso, più amati dalla nostra comunità, da chi vive sul lago ed è cresciuta sul lago, è la sua accessibilità, il diritto e la libertà di poter staccare la spina e fiondarsi “giù al lago” per fare un bagno. Chi di noi non lo sente un po’ suo?
Le norme (marittime) assunte come base per l’intero PUA, stabiliscono che “almeno il 50% della linea di costa bassa sia destinata al pubblico impiego”. Per “spiaggia di libera fruizione” si intende un tratto di spiaggia che sia accessibile da chiunque. Per capirci meglio: il tratto sotto la curva del pizzo non lo è, quello dinanzi la Piazza del Molo neanche, etc etc.
Ciò detto, per l’individuazione della linea di costa bassa é necessario un documento “amministrativo” con il quale – tecnicamente – si descriva il contesto, le regole usate per individuare i tratti inclusi e quelli esclusi, le ragioni di tali scelte. Lo hanno fatto per tutta la costa marina della regione Lazio, non mi sembra una grande difficoltà farlo per le nostre spiagge.
Perché è necessario questo documento?
Per stabilire in modo oggettivo il totale in metri lineari di costa utilizzabile/accessibile alla balneazione. Dopodiché calcolare “almeno il 50%” del totale da lasciare alla libera fruizione; il resto è l’ammontare complessivo di spiaggia che è possibile destinare agli stabilimenti.
Diversamente, come sta accadendo, alcuni dei tratti individuati come di libera fruizione sulle tavole allegate al PUA, potrebbero non esserlo. O almeno, io non li ritengo tali. Se non ci sono regole “tecniche”, stabilite da un documento “tecnico”, è tutto opinabile. Io, per esempio, non reputo accessibile al bagnante il piccolo istmo di terreno ricco di vegetazione dopo lo Chalet del lago, a ridosso della foce del torrente che scende da via Pisa (e che – sempre secondo la normativa adottata – rappresenterebbe persino un limite di salvaguardia con presupposto di distacco) che – invece – è stata considerata come area a libera fruizione e, quindi, inserita nel suddetto calcolo.
Basterebbe domandarsi: in quel tratto di spiaggia individuato come a “libera fruizione”, si potrebbe realizzare uno stabilimento? Se non è possibile realizzare uno stabilimento, perché dovrebbe esserlo per la libera fruizione?
La norma su questo è semplice e chiara, perché non applicarla?
Conclusioni
Ho sempre pensato che la prima parte del lungolago dovesse essere la “passeggiata” del paese, come peraltro è già chiamata, il nostro biglietto da visita, la nostra identità, il punto dal quale scattare una foto (come da sempre accade) da condividere. Affinché chiunque, guardandola, possa dire “questa è Anguillara”.
In quanto tale, nel tratto da Piazza del Molo fino allo Chalet, non avrei previsto stabilimenti ma avrei optato per allargare la passeggiata e aggiungere massi frangiflutti. In un paio di punti si sarebbe potuto anche ricavare delle piazzole su cui far realizzare altrettanti ristoranti in pianta stabile, definendo dimensioni, materiali, colori e forma, magari con un concorso di idee aperto alla nostra comunità (perché il lago è di tutti!). Una passeggiata più ampia avrebbe permesso di organizzare eventi e mercatini di maggiore attuazione, senza essere d’intralcio a chi passeggia, come oggi accade.
Ecco questo sarebbe stato uno sviluppo in sintonia con l’identità dei nostri luoghi e, in quanto tale, finanziabile con i fondi del PNRR.
Niente di tutto ciò.
Nei prossimi giorni la maggioranza procederà ad approvare il PUA che ho qui cercato di anticiparvi e che – a mio avviso – presenta alcune criticità rilevanti (tutte segnalate nei modi e nelle forme consentite dai regolamenti comunali), che aggiunge un cospicuo numero di nuovi stabilimenti, che non esplicita il corretto rispetto della quota da destinare alla pubblica fruizione (come sarebbe doveroso fare), che prevede strutture ad elevato impatto ambientale e visivo nonché standard di una considerevole evidenza economica, etc etc, il tutto per 6 + 6 anni.
E così, quando scatteremo una foto dal lungolago e la condivideremo, nello sfondo ci sarà una fila di stabilimenti balneari, e nessuno riuscirà a distinguere se stiamo ad Anguillara o altrove.
Enrico Stronati
Consigliere comunale