Acquedotto di Ponton dell’Elce

[BOZZA IN CORSO DI REDAZIONE]

L’acquedotto di Ponton dell’Elce, a servizio dell’omonimo quartiere, fu realizzato a partire dagli anni ’70 quando iniziò a sorgere il nucleo urbano che attualmente conta circa 3000 abitanti.

Il campo pozzi, situato più o meno al centro del quartiere (Via dei Larici), è composto da un serbatoio di circa 120 mc realizzato in cemento armato e da due pozzi artesiano denominati numero 4 e numero 5.

I due pozzi consentono l’approvvigionamento idrico con acqua che, però, ha caratteristiche chimico-fisiche non conformi alla normativa vigente: entrambe i pozzi presentano valori di Arsenico e Fluoruri nettamente al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. L’Arsenico si attesta su valori che oscillano tra 40 e 48 microgrammi/litro, mentre il Fluoruro si attesta tra 2,5 e 3,5 mg/litro. I limiti massimi consentiti dal DLgs 31/2001 stabiliscono come valori massimi 10 microgrammi/litro per l’Arsenico e 1,5 mg/litro per il Fluoruro.

Situazione a giugno 2011

La situazione “potabilità” che si presentò a giugno 2011 per quanto concerne l’acquedotto di PdE era decisamente più grave rispetto a quella degli altri due acquedotti comunali di cui è stata già fornita descrizione nelle altre pubblicazioni (Montano, Biadaro). I valori di Arsenico e, in questo caso, del Fluoruro contenuti nei pozzi locali erano nettamente al di sopra dei limiti consentiti per legge.

Esiste uno studio, condotto dal defunto Prof. Mario Dall’Aglio (che ho avuto il piacere di conoscere e con il quale ebbi una collaborazione che mi fornì innumerevoli spunti e conoscenza sul tema), che dimostra – dati alla mano – come i valori di Arsenico e Fluoruro possano essere direttamente proporzionali alla distanza della sorgente (pozzo) dal Lago di Bracciano e come la chiusura del fiume Arrone possa avere avuto, in qualche modo, una seppur lieve influenza nel processo di crescita di tali “metalli” nelle nostre acque sotterranee.

Occorrerebbe procedere ad un approfondimento di quanto ipotizzato dal Prof. Dall’Aglio, ma si sa che la ricerca costa. Magari qualche studente, leggendo questo documento, potrebbe trovare lo spunto per una ricerca e/o una tesi che risulterebbe poi utile alla collettività.

campo-pozzi-pde-2008Sostanzialmente, a giugno 2011, il campo pozzi a servizio dell’acquedotto di PdE presentava numerose criticità e versava in uno stato di assoluto abbandono, nella foto sopra è riportato il campo pozzi a luglio 2008, nella foto sottostante viene mostrato il campo pozzi ad aprile 2011. Le due immagini, messe a confronto, dimostrano come lo stesso sia stato oggetto di scorribande di vandali che, complice una recinzione del tutto inadeguata e mancante in alcuni punti, di notte avevano libero accesso al serbatoio ed a tutti i dispositivi elettromeccanici a servizio dell’acquedotto. La pericolosità di una situazione del genere penso non sfugga a chi legge.

campo-pozzi-pde-2011

L’acqua emunta dai pozzi locali, le cui caratteristiche chimiche-fisiche sono sopra riportate, veniva in gran parte versata nella cisterna di accumulo (situata dietro al manufatto di colore bianco con porta azzurra nelle foto sopra) per essere poi successivamente distribuita tramite pompe elettromeccaniche. Era presente anche un impianto ad Osmosi Inversa che, inizialmente realizzato per soddisfare un numero di utenti decisamente inferiore, non era assolutamente sufficiente a soddisfare la richiesta idrica dei residenti del quartiere. La grande crescita demografica e il tipo di edificazioni residenziali che prevedono elevata presenza di verde privato hanno costretto, nel tempo, ad aumentare sempre di più la quantità di acqua grezza che, miscelata con quella “trattata”, annullava di fatto l’azione di filtraggio dell’impianto ad Osmosi Inversa rendendo conseguentemente non potabile l’acqua risultante.

Gli stessi motivi, vertiginoso aumento del numero delle utenze e presenza di molti spazi verdi privati (ma anche piscine), erano e sono i motivi dei numerosi casi di insufficienza idrica, in particolare nei mesi estivi quando la richiesta contemporanea di acqua, generalmente la sera, comporta uno svuotamento rapido del serbatoio che, per contro, non viene altrettanto velocemente ricaricato (vedremo in seguito quale è oggi la portata dell’impianto di trattamento).

Criticità da eliminare (giugno 2011)

Lo stato del campo pozzi sopra riassunto presentava quindi diverse criticità, di seguito riassunte:

  • Sicurezza: il libero accesso al campo pozzi (cosa di cui non si parla mai) è uno degli elementi di maggiore criticità sui quali ritenemmo necessario intervenire;
  • Potabilità: l’acqua emunta dai pozzi locali non rispetta i limiti imposti dal DLgs 31/2001 e l’impianto ad Osmosi Inversa non aveva portata sufficiente per il trattamento del quantitativo di acqua necessario alle esigenze del quartiere. Per questo motivo, dal Gennaio 2011, era in vigore la Ordinanza di non potabilità;
  • Disponibilità: l’espansione urbanistica, la presenza di molto verde privato, il ridotto volume del serbatoio di accumulo nonché la obsolescenza delle tubazioni (che non consente di aumentare la potenza del blocco pompe e quindi di aumentare la pressione) sono i principali motivi della diminuzione della pressione e in particolari casi la totale mancanza di acqua nelle abitazioni situate ad EST del quartiere (che è la parte più alta). La disponibilità della risorsa è un problema ancora oggi esistente seppur in misura ridotta grazie agli interventi di seguito descritti.

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Interventi eseguiti

Per sanare la situazione sopra descritta, si sono conseguentemente poste in essere le attività di seguito descritte:

  • Interventi di efficientamento e messa in sicurezza dell’acquedotto: numerosi sono stati gli interventi che, nel corso del 2013, sono stati posti in essere per migliorare il sistema pozzi esistente e mettere in sicurezza gli impianti (sia quelli presenti, sia quelli che si sarebbero realizzati nel corso dello stesso anno). Nello specifico si sono realizzati i seguenti lavori:
    • realizzazione di recinzione in cemento e ferro: in sostituzione della fatiscente rete metallica è stata realizzata una recinzione con base in cemento armato e struttura in metallo (ben visibile nella foto immediatamente sopra questo paragrafo, presa da Google Earth e datata 2016), sono stati inoltre sistemati i cancelli di accesso all’area del campo pozzi;
    • efficientamento impianto di distribuzione: chiusura ad anello della tubazione di distribuzione per connettere Via delle Betulle / Via di Ponton dell’Elce al campo pozzi (prima la tubazione seguiva un percorso ad “U”, ora è a forma di anello);
    • individuazione e riposizionamento a filo strada di 23 pozzi: sommersi probabilmente dall’asfalto in una delle tante opere “pre-elettorali” di dubbia qualità (di cui 4 con saracinesche antincendio, 2 di queste con perdite di acqua);
    • installazione video sorveglianza che consente oggi di monitorare il campo pozzi da remoto grazie ad una connessione internet sulla quale, tra l’altro, è stato attivato lo spot Wi-Fi della Provincia;
    • rifacimento linea elettrica che alimenta tutti gli impianti di trattamento e distribuzione, ciò si è reso necessario sia per obsolescenza dei cavi sia per l’esigenza di maggior potenza necessaria ad alimentare i nuovi impianti di trattamento (i cavi che c’erano in precedenza erano di sezione troppo piccola per il carico dell’intero sistema);
    • rifacimento cablaggio elettrico della testa dei pozzi;
    • riattivazione gruppo elettrogeno: la sistemazione del gruppo elettrogeno si completerà poi tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 in quanto la scheda di comando accensione risulterà danneggiata e la ditta che la realizzava risulterà fallita, ci sono voluti 2 anni per rintracciare una diversa società che realizza schede compatibili con il gruppo. Oggi, quindi, il gruppo elettrogeno è in grado di alimentare automaticamente il blocco pompe di spinta qualora dovesse mancare l’energia elettrica (altro dramma molto sentito dai residenti del quartiere e su cui, anche grazie ai solleciti scritti del sottoscritto – reperibili online, l’Enel ha iniziato ad intervenire. Non conosco gli esiti degli interventi perché a Giugno 2016 questi erano ancora in corso);
  • Installazione di un impianto di trattamento acqua a tecnologia mista: nell’estate del 2013, dopo una lunga ed estenuante trattativa con la Regione Lazio (che nel mentre aveva ottenuto il riconoscimento dello stato di emergenza e la nomina, nell’anno precedente, dell’allora Presidente Polverini a “Commissario straordinario per l’emergenza arsenico”) ottenemmo il finanziamento necessario all’acquisto di un impianto di trattamento acqua che, per le esigenze di Ponton dell’Elce, vista la contemporanea presenza in traccia sia dell’Arsenico sia del Fluoruro, è a tecnologia mista: ad adsorbimento per la rimozione dell’Arsenico, ad Osmosi Inversa per la rimozione del Fluoruro (ma che in realtà filtra indiscriminatamente tutte quelle sostanze che superano il volume minimo delle sostanze che i filtri lasciano passare).
    • Sezione ad adsorbimento: si tratta di un impianto basato sul brevetto “Andel Polary TH08®”, un granulato naturale costituito da Idrossido di ferro polarizzato rigenerabile (β-ossi-idrossido) in grado di “trattenere” l’Arsenico dall’acqua che lo attraversa. Lo si immagini come un componente “spugnoso” formato da più strati di sabbia con granelli di volume via via più grandi, ad alta microporosità e polarizzato, questo consente allo stesso di avere una capacità di adsorbimento molte volte superiore all’ossido di ferro ottenendo quindi risultati nettamente superiori ai tradizionali sistemi. Altra particolarità di questo brevetto consiste nella sua possibilità di rigenerazione che consente, quindi, di ridurre la frequenza di sostituzione del materiale filtrante. La rigenerazione del granulato è necessaria, stando ai dati di utilizzo di questa tecnologia in molte altre installazioni (che trattano fino a 400 litri/secondo di acqua e rappresentano, quindi, un ottimo banco di prova), generalmente dopo 2/3 anni di pieno utilizzo e non ne altera le caratteristiche di adsorbimento. Altra cosa importante, questi impianti non richiedono controlavaggi (ovvero fare scorrere l’acqua in senso opposto da quello normalmente utilizzato per la filtrazione dell’acqua) come per l’ossido di ferro, ma semplicemente un assestamento dei letti filtranti riducendo conseguentemente la produzione di materiale refluo che, ovviamente, necessita di ben determinate procedure di smaltimento. Si tratta in definitiva di una soluzione che nel medio-lungo termine consente un risparmio per l’Amministrazione;
    • Sezione ad Osmosi Inversa: come precedentemente già evidenziato, l’acqua emunta dai pozzi locali, a PdE, presenta valori di Fluoruro al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. La rimozione di tale metallo è possibile con più di una tecnica, tra queste l’Osmosi Inversa. L’Osmosi Inversa (RO, dall’inglese Reverse Osmosis) è un processo di filtrazione ottenuto forzando il passaggio dell’acqua attraverso una membrana filtrante. La “forzatura” è ottenuta aumentando la pressione dell’acqua che, quindi, vince la resistenza delle membrane filtranti (detta pressione osmotica) attraversandole. Durante il passaggio dell’acqua attraverso la membrana vengono trattenute le molecole di “sostanze” ritenute nocive ovvero quelle molecole che superano un certo volume, ottenendo come risultanza un liquido (acqua) privato delle sostanze trattenute dalla membrana;

pde-zilio

  • L’impianto di PdE nel suo insieme: lo schema sotto riportato, mostra l’organizzazione ed il funzionamento dell’intero impianto di trattamento acqua del campo pozzi di PdE che di seguito viene descritto:
    • La sezione ad adsorbimento è quella rappresentata dal blocco di colore marrone (presso il campo pozzi, foto sopra, la sezione ad adsorbimento è composta dal cilindro di colore argento e dalla casetta in legno posta davanti allo stesso). Attraverso questo blocco di filtrazione vengono fatti passare circa 4-6 litri/secondo di acqua (emunta dai pozzi). Questo sistema di filtrazione non ha perdite di portata, ne consegue che l’acqua che entra nel filtro è la medesima che esce dallo stesso. L’acqua così filtrata viene poi riversata nel serbatoio di accumulo;
    • La sezione ad Osmosi Inversa è quella rappresentata dal blocco di colore bianco (presso il campo pozzi, foto sopra, la sezione ad Osmosi Inversa è interamente contenuta nel container di colore bianco sulla sinistra). Attraverso questo blocco di filtrazione vengono fatti passare circa 10 litri/secondo di acqua. Questo sistema di filtrazione, a differenza di quello ad adsorbimento, ha una perdita di portata pari a circa il 20%, ne consegue che dei 10 litri di acqua che vengono “spinti” attraverso le membrane filtranti, 2 di questi vengono scartati e riversati in fogna. L’acqua risultante, pari a circa 6-8 litri/secondo, viene poi riversata nel serbatoio di accumulo;
    • Complessivamente, quindi, l’acqua trattata riversata nel serbatoio oscilla da un minimo di 10 ad un massimo 14 litri/secondo, ciò vuol dire che per riempire il serbatoio, pari a 120 mc, occorrono circa 140 minuti;
  • L’intero impianto è sotto il controllo di sistemi PLC che, all’occorrenza, inviano statistiche di utilizzo e allarmi tecnici per diverse tipologie di segnalazioni (compresa la mancanza di corrente, il blocco pompe, il segnale di minimo del serbatoio, la quantità di acqua in ingresso e quella in uscita) ad una centrale di telecontrollo nonché segnalazioni via SMS al tecnico del pronto intervento sul territorio (che copre anche altre installazioni, tra cui quella di Bracciano dell’acquedotto Fiora).

schema-campo-pozzi-pde

Elementi di criticità e alcuni dei miglioramenti possibili

Il serbatoio di 120 mc è indubbiamente sottodimensionato rispetto alle reali esigenze dei circa 3000 cittadini del quartiere Ponton dell’Elce. Considerando che l’ISTAT stabilisce in 175 litri il fabbisogno giornaliero pro-capite di acqua (nelle grandi città) che sale sino a 200-220 litri/giorno/pro-capite nei casi di urbanizzazioni residenziali agricole, otteniamo la conferma che il volume del serbatoio a disposizione del campo pozzi è sottodimensionato rispetto alle esigenze.

In alcuni periodi dell’anno, generalmente nei periodi estivi, le pompe lavorano h24 senza sosta per fare fronte al continuo e rapido svuotamento del serbatoio la cui capacità, evidentemente, non è adeguata a così elevati livelli costanti di richiesta idrica.

Tale “criticità” si può risolvere in due distinti modi:

  1. aumento della portata di acqua per compensare lo svuotamento del serbatoio nei momenti di massima richiesta (oggi il picco massimo di portsta è pari a 14 litri/secondo ed è quello proveniente dagli impianti di trattamento). Aumentare la porta di acqua trattata rappresenta una soluzione molto costosa sia in termini di investimento, sia in termini di mantenimento (costi di gestione ed energetici).
    Nota: una volta questi problemi erano meno “sentiti” perché l’acqua riversata nel serbatoio era acqua grezza direttamente proveniente dai pozzi;
  2. aumento del volume del serbatoio di accumulo (soluzione di facile realizzazione ed economica – fondi peraltro già a disposizione dell’Amministrazione: vedi articolo).

E’ necessario quindi procedere rapidamente alla realizzazione di un secondo serbatoio di accumulo che porti ad una capacità almeno doppia rispetto all’attuale.

In alcuni casi sono state le perdite ad obbligare l’impianto a funzionare con ritmi nettamente maggiori al fabbisogno dell’utenza, ai costi energetici si aggiungono quindi gli sprechi di acqua. Le perdite ci stanno e ci saranno sempre finché non si provvederà al rifacimento di tutta la rete di distribuzione che è ormai absoleta ed in alcuni casi sottodimensionata sempre che, come ho più volte denunciato, non si proceda al passaggio del servizio al gestore unico Acea Ato2 Spa. Cosa che non condivido, come ho più volte ribadito, perché rappresenterebbe un tradimento della volontà popolare espressa con il Referendum sull’acqua pubblica oltre che una mazzata economica per i cittadini che si vedrebbero aumentare i del 32%. Il rifacimento di tutte le tubazioni ha costi proibitivi per un Comune come il nostro, il Bilancio comunale da solo non può sostenere l’elevato costo di un’opera infrastrutturale come questa. Occorre quindi agire su livelli istituzionali superiori (Regione, Stato, Europa) per assicurare le somme, nel medio-lungo termine, per procedere alla sua realizzazione.

Inoltre, sempre nel 2013, raggiungemmo l’accordo con Acea Ato2 Spa per poter avere una fornitura di acqua (pari a circa 5 litri/secondo) dalla condotta che questi sta realizzando per portare acqua ai serbatoi Arsial ovvero alle utenze idriche della zona Spanora, Terra di Lite, Via delle Pertucce, etc etc. Questo consentirà di avere acqua purissima (proveniente dal Peschiera – Le Capore) da miscelare con l’acqua emunta dai pozzi locali e trattata con gli impianti sopra descritti. Una ulteriore garanzia di qualità dell’acqua distribuita dall’acquedotto comunale di Ponton dell’Elce.

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