Acquedotto del Biadaro

L’acquedotto del Biadaro fu realizzato all’inizio degli anni ’80 per poter servire la parte urbana che si è sviluppata a sud rispetto al centro storico del paese. In pratica tutte le zone a cavallo della Via Anguillarese (Grazioli, Zona Case popolari, Colle Biadaro – da cui prende il nome, Residenza Claudia, Zona “Cristoforo Colombo”, Campo Marinaro, Stazione, Zona “Santo Spirito”).

Il campo pozzi, situato tra i due blocchi di edifici delle case popolari, sulla destra del Piazzale del Mercato, dispone di un serbatoio di circa 200 mc, realizzato in cemento armato e sostanzialmente interrato, e di due pozzi artesiani numerati, progressivamente, come pozzo numero 3 e pozzo numero 8.

I due pozzi consentono l’approvvigionamento idrico con acqua che ha caratteristiche chimico-fisiche differenti. Uno dei due pozzi (numero 8), presenta acqua con valori di Arsenico decisamente allarmanti (parliamo di circa 100 microgrammi/litro) mentre l’altro (numero 3), presenta valori di Arsenico che oscillano tra 20 e 28 microgrammi/litro.

Per questo motivo, il pozzo numero 8 è stato dismesso utilizzando, quindi, solo l’acqua emunta dal pozzo numero 3. Per questioni attinenti ad assicurare la disponibilità idrica, nel caso in cui – per esempio – non fosse più possibile emungere acqua dal pozzo numero 3 (e quindi rendendo impossibile la distribuzione idrica nelle case), il pozzo numero 8 è stato lasciato in funzione ovvero è stata lasciata al suo interno una pompa che semmai dovesse servire, potrebbe essere attivata (di seguito si comprenderà meglio il perché).

Per chiarezza ribadisco che suddetto pozzo numero 8 NON è operativo, in altre parole è a disposizione ma non in funzione.

schema-pozzo-biadaro

Situazione a giugno 2011

Come per l’acquedotto del Montano, anche l’acquedotto del Biadaro, nel giugno del 2011, presentava una situazione non in regola con la normativa vigente in materia di acqua potabile che, rammento, è in vigore dal 2001 (la questione “proroghe” è spiegata sommariamente a questo link).

L’acqua emunta dal pozzo numero 3 veniva riversata direttamente dentro il serbatoio di accumulo e, da qui, per mezzo di un gruppo pompe elettromeccaniche, veniva (e viene ancora oggi) distribuita alle utenze.

Criticità da eliminare (giugno 2011)

Lo stato del campo pozzi sopra riassunto presentava quindi diverse criticità, di seguito riassunte:

  • Non potabilità: l’acqua proveniente emunta dai pozzi locali non rispettava i limiti imposti dal DLgs 31/2001 con la conseguenza che anche le case connesse all’acquedotto del Biadaro – diversamente da quanto qualcuno voleva far credere alla vigilia della tornata elettorale del 2011– erano sovente sotto Ordinanza di non potabilità.
  • Riduzione della pressione, specie di sera: l’espansione urbanistica e la obsolescenza delle tubazioni (che non consente di aumentare la potenza del blocco pompe e quindi di aumentare la pressione) creavano spesso una diminuzione della pressione, in particolare nella abitazioni poste ai piani più alti (peraltro questa è una situazione che ancora oggi si manifesta, nonostante alcuni interventi di seguito descritti).

Interventi eseguiti

Per sanare la situazione sopra descritta, si sono conseguentemente poste in essere le attività di seguito descritte:

  • Installazione di un impianto di trattamento acqua per adsorbimento: nell’estate del 2013, dopo una lunga ed estenuante trattativa con la Regione Lazio (che nel mentre aveva ottenuto il riconoscimento dello stato di emergenza e la nomina, nell’anno precedente, dell’allora Presidente Polverini a “Commissario straordinario per l’emergenza arsenico”) ottenemmo il finanziamento necessario all’acquisto di un impianto di trattamento acqua per adsorbimento per la rimozione dell’Arsenico (ed anche del Vanadio, presente nelle falde dei pozzi). Si tratta di un impianto basato sul brevetto “Andel Polary TH08®” che è un granulato naturale costituito da Idrossido di ferro polarizzato rigenerabile (β-ossi-idrossido). In sostanza questo è rappresentato da un componente “spugnoso” (lo si immagini come più strati di sabbia con granelli di volume via via più grandi) ad alta microporosità e polarizzato, questo consente allo stesso di avere una capacità di adsorbimento molte volte superiore all’ossido di ferro ottenendo quindi risultati nettamente superiori ai tradizionali sistemi. Altra particolarità di questo brevetto consiste nella sua possibilità di rigenerazione che consente, quindi, di ridurre la frequenza di sostituzione del materiale filtrante. La rigenerazione del granulato è necessaria, stando ai dati di utilizzo di questa tecnologia in molte altre installazioni (che trattano fino a 400 litri/secondo di acqua e rappresentano, quindi, un ottimo banco di prova), generalmente dopo 2/3 anni di pieno utilizzo e non ne altera le caratteristiche di adsorbimento. Altra cosa importante, questi impianti non richiedono controlavaggi (ovvero fare scorrere l’acqua in senso opposto da quello normalmente utilizzato per la filtrazione dell’acqua) come per l’ossido di ferro, ma semplicemente un assestamento dei letti filtranti riducendo conseguentemente la produzione di materiale refluo che, ovviamente, necessita di ben determinate procedure di smaltimento. Si tratta in definitiva di una soluzione che nel medio-lungo termine consente un risparmio per l’Amministrazione. L’impianto è composto di 4 filtri (sono quei cilindri di colore argento che si vedono in prossimità del campo pozzi) che lavorano in coppia ed alternativamente, il tutto sotto il controllo di sistemi PLC che, all’occorrenza, inviano statistiche di utilizzo e allarmi tecnici per diverse tipologie di segnalazioni (compresa la mancanza di corrente, il blocco pompe, il segnale di minimo della cisterna) ad una centrale di telecontrollo nonché segnalazioni via SMS al tecnico del pronto intervento sul territorio (che copre anche altre installazioni, tra cui quella di Bracciano dell’acquedotto Fiora). Complessivamente l’impianto è in grado di trattare sino a 40 litri/secondo di acqua, essendo un impianto di tipo “pass-through” (letteralmente “passare attraverso”) non ha perdite di portata dovute al suo funzionamento (tranne lo scarto del processo di assestamento del letto di granulato che avviene sotto il comando del PLC di controllo in modo del tutto automatico, generalmente la notte) quindi, la quantità di acqua che esce è sostanzialmente la stessa di quella che entra. 40 l/s consentirebbero di fornire acqua a circa 22 mila abitanti, stando alla statistica sui consumi medi annuali, questo rappresenta un elemento di garanzia per eventuali sviluppi futuri (nonostante tutto la nostra comunità cresce al ritmo di circa 300 persone/anno, una decina di anni fa ci attestavamo su 500/600 persone/anno).

  • Installazione di una nuova pompa: uno dei problemi che, nonostante disponessimo di un impianto di trattamento dimensionato correttamente, era rappresentato dalla diminuzione delle pressione dell’acqua, specie di sera e nelle case più distanti dal campo pozzi o in palazzine di più di un piano. La velocità con cui si svuotava la cisterna era superiore a quella con cui la stessa poteva essere riempita. Così, nel luglio del 2015, sostituimmo la pompa del pozzo numero 3 (che originariamente aveva come portata di picco 25 litri/secondo) con una con portata di picco pari a 35 litri/secondo (link). In questo modo portammo l’impianto a trattare circa 30 litri/secondo riuscendo a risolvere il problema del rapido svuotamento del serbatoio (che ricordo è di soli 200 mc e, quindi, se tutte le utenze collegate all’acquedotto del Biadaro – che sono circa 3000, per un totale di circa 8500 persone – aprissero contemporaneamente la doccia, avrebbero a disposizione solo l’acqua necessaria per una sola doccia) e migliorando il servizio in quelle zone in cui, come suddetto, si manifestavano costantemente problemi di disponibilità della risorsa idrica durante la sera, specie in estate quando i consumi salgono per naturali questioni legate alle condizioni climatiche.
  • Sistemazione quadro elettrico: può sembrare un argomento secondario, invece è una questione particolarmente importante. Il lavoro svolto è solo l’inizio di quanto sarebbe necessario porre in essere per eliminare o quanto meno ridurre il più possibile (come ho detto più e più volte, parliamo di un sistema complesso composto da dispositivi elettromeccanici e come tali soggetti a rotture) le cause di disservizi dovuti a problemi elettrici.

Elementi di criticità e alcuni dei miglioramenti possibili

Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare per completare il lavoro da noi iniziato per portare il campo pozzi a servizio dell’acquedotto del Biadaro a funzionare in condizioni assolutamente di garanzia.

Come prima cosa occorrerebbe avviare le attività per realizzare un secondo serbatoio di accumulo che porti ad una capacità almeno doppia rispetto all’attuale. Ci sono stati giorni, nel luglio del 2015, in cui le pompe hanno lavorato h24, anche di notte, senza sosta, per fare fronte al continuo e rapido svuotamento del serbatoio la cui capacità non permetteva di compensare ai livelli costanti di richiesta idrica. Quando ciò si verifica comporta, chiaramente, un dispendio importante di energia elettrica.

In alcuni casi sono state le perdite ad obbligare l’impianto a funzionare con ritmi nettamente maggiori al fabbisogno dell’utenza, ai costi energetici si aggiungono quindi gli sprechi di acqua. Le perdite ci stanno e ci saranno sempre finché non si provvederà al rifacimento di tutta la rete di distribuzione che è ormai fatiscente ed in alcuni casi sottodimensionata. Sempre che non si ceda il servizio al gestore unico Acea Ato2 Spa. Questa è una scelta a cui mi sono sempre opposto perché rappresenterebbe un tradimento della volontà popolare espressa con il Referendum sull’acqua pubblica del 2011 oltre che una mazzata economica per i cittadini che si vedrebbero aumentare i del 32%. Certo è che il rifacimento di tutte le tubazioni ha costi proibitivi per un Comune come il nostro, il Bilancio comunale da solo non può sostenere l’elevato costo di un’opera infrastrutturale come questa. Occorre quindi agire su livelli istituzionali superiori (Regione, Stato, Europa) per assicurare le somme, nel medio-lungo termine (questo politicamente è uno dei problemi perché la politica, tutta indistintamente, sia la vecchia che la nuova, opera scelte con ritorno elettorale a breve termine), per procedere alla sua realizzazione.

Il collegamento dell’acquedotto del Montano con quello del Biadaro, realizzando una condotta di circa 2,5 km che gli uffici tecnici hanno già quantificato economicamente in circa 300 mila euro di lavori (a mio avviso il costo, compreso il ripristino stradale, dovrebbe essere maggiore, ma questo spetta agli uffici), completerebbe le attività di consolidamento di questi due importanti acquedotti comunali. Tale collegamento sarebbe quindi una ulteriore garanzia nel caso in cui uno dei due campi pozzi dovesse avere problemi a fornire acqua potabile, come recentemente accaduto per l’acquedotto del Montano.

Una delle attività che prevedemmo, ma che non realizzammo nonostante trattasi di un intervento moderatamente economico, consiste nel collegamento del pozzo numero 8 (quello con Arsenico a circa 100 microgrammi/litro) all’impianto di trattamento acqua per adsorbimento, al fine di avere un “backup” in caso di malfunzionamento del pozzo numero 3. L’impianto è in grado di trattare anche acqua con livelli di Arsenico così elevati, accorciando conseguentemente i tempi di decadimento del granulato utilizzato per la rimozione dei metalli inquinanti (quindi con necessità di procedere alla rigenerazione del granulato in tempi più brevi), ma almeno otterremmo la garanzia di non rimanere senza acqua qualora – per un motivo o per un altro – il pozzo numero 3 smettesse di funzionare.

Un intervento minore, ma comunque importante, è rappresentato dall’installazione della video-sorveglianza della zona, oggi assente (anche per colpa mia, è una delle attività che non sono riuscito a portare a termine).

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