Comunicazione

Cinque anni e sette mesi ai margini non devono diventare la normalità

Si è concluso da qualche giorno l’ultimo Consiglio comunale di questa consiliatura. Sento il dovere di dire ciò che penso su quello che è stato, quello che non è stato e soprattutto su cosa deve essere.

Cinque anni e sette mesi fa il ballottaggio fu deciso da una differenza minima di voti. Era il segnale di una città divisa, non di un mandato forte. Sarebbe stato naturale riportare il Consiglio comunale al centro delle decisioni amministrative e restituirgli il ruolo di indirizzo che la legge gli assegna.

All’inizio ho creduto davvero che quella potesse essere l’occasione per cambiare metodo.

Così non è stato.

In questi cinque anni e sette mesi il Consiglio comunale è rimasto ai margini della vita amministrativa del paese, progressivamente svuotato del proprio ruolo. È accaduto ciò che purtroppo vediamo anche a livello nazionale, meno confronto, meno indirizzo politico, meno democrazia, potere nelle mani di un “uomo solo al comando“.

Ed è un paradosso enorme. Il Consiglio comunale è l’unico organo in cui siedono persone scelte direttamente dai cittadini scrivendone il nome sulla scheda. È lì che prende forma la volontà popolare.

Quando si indebolisce il Consiglio si indeboliscono i cittadini.

Nonostante questo, noi della minoranza non ci siamo limitati a protestare, come accaduto sempre prima di noi! Abbiamo lavorato, proposto, costruito. Abbiamo presentato mozioni (come mai prima) e atti di indirizzo su temi fondamentali come il servizio idrico, la tutela del bacino idrico, la ciclovia lungo l’Arrone e molte altre questioni strategiche. In diversi casi approvati perfino all’unanimità, ma rimasti senza seguito. Il Sindaco e la Giunta se ne sono altamente fregati di ottemperare all’indirizzo avuto dal Consiglio.

Il Consiglio ha finito per ratificare decisioni già prese altrove. Raramente si sono discussi atti capaci di orientare davvero lo sviluppo del paese e quando si aprivano spazi per un confronto politico vero, le proposte della minoranza non sono mai state considerate.

Le elezioni comunali che abbiamo davanti eleggeranno un nuovo Consiglio comunale. Mi auguro che chi sarà eletto senta fino in fondo il valore del proprio ruolo e lo difenda con autonomia e responsabilità, senza limitarsi a partecipare alle sedute alzando la mano su decisioni già prese da altri fuori dall’aula.

Questo è un invito sincero a tutti i candidati. Siate consapevoli di ciò che rappresentate. Esprimete sempre la vostra posizione. Pretendete rispetto per il vostro mandato, in particolare da parte del Sindaco e della Giunta, soprattutto se siederete in maggioranza.

Quanto accaduto in questi anni nasce da una scelta politica precisa, una gestione accentrata, più semplice ma più povera, che ha finito per escludere proprio chi era stato eletto dai cittadini.

Non è questo il modello di amministrazione di cui la nostra comunità ha bisogno.

Un Consiglio comunale forte non rallenta le decisioni, le rende migliori. È il luogo dove si costruiscono soluzioni condivise e dove tutte le sensibilità della città trovano rappresentanza. È lì che la politica torna ad appartenere ai cittadini.

E mi auguro che il futuro Presidente del Consiglio comunale si impegni per garantire che gli indirizzi approvati dall’aula vengano rispettati. In questi anni questo non è accaduto!

Quando ho parlato con Alberto Civica ho voluto confrontarmi proprio su questo tema. Ho trovato in lui la stessa convinzione sulla necessità di restituire centralità al Consiglio e dignità alla partecipazione democratica. Per questo sostengo la sua candidatura.

Dopo oltre cinque anni di decisioni concentrate e confronto ridotto è tempo di riaprire gli spazi della politica vera e riportare i cittadini dentro le scelte.

La città può cambiare passo.

Dipende da tutti noi. Dipende da voi.

#unitipercambiare

Enrico Stronati