Comunicazione

Roma e monnezza: si faccia bene la differenziata, poi vedremo se ci sarà ancora chi propinerà la strada degli inceneritori

É ormai noto che i social hanno consentito a “tutti di essere tutto”, chiunque può scrivere il suo trattato sulla scomposizione molecolare e avere – paradossalmente – gli stessi (se non addirittura di più) “like” di uno scienziato che sul tema studia da anni.

E così, come per esempio in merito all’attuale emergenza rifiuti di Roma, ci si ritrova a leggere post demenziali sulla magnificenza degli inceneritori con l’intento di voler far credere che questi possano risolvere il problema a “costo zero” per l’umanità.

Cosa che é due volte falsa!

Chi studia questi problemi ci avverte che gli inceneritori non consentono di far “sparire” l’intero volume di materiali (rifiuti) che in esso vengono inseriti, bensì ridurlo (previo incenerimento) trasformandolo in un qualcosa che – peraltro – non é proprio “zucchero a velo” come taluni ritengono.

Ma ci dice soprattutto che questo trattamento dei rifiuti COSTA in termini di emissioni, perché comunque “incenerire” comporta lo sprigionamento di gas e polveri (ci sono studi che riportano dati interessanti in merito agli effetti sulle popolazioni che vivono in un raggio di 7 km da questo tipo di impianti).

Ergo: non si risolve il problema dei rifiuti di Roma costruendo un inceneritore, come ultimamente viene rimbalzato sui social!

Se non si persegue tenacemente l’ordine delle misure necessarie al trattamento dei rifiuti prodotti dalla nostra società (riduzione, riuso, riciclo e poi il resto – così come gli esperti del settore ci dicono di fare e come, peraltro, le norme imporrebbero), considerando che – senza offendere nessuno – noi italiani siamo inclini ad adagiarci sul “provvisorio”, é assai probabile che il problema su come trattare i rifiuti di Roma venga traslato di 4/5 anni, il tempo di riempire la prossima ipotetica buca.

Ormai il tempo per giocare a beccarsi politicamente sui rifiuti é scaduto!

È urgente raggiungere un patto tra tutte le forze politiche che stabilisca l’obiettivo di portare Roma ad una corretta raccolta differenziata (a qualsiasi costo), un patto che attraverserà minimo 3 amministrazioni (per questo deve essere un patto politico), un patto che impegni la politica per minimo 10 anni nella risoluzione di questo problema.

Senza beghe, senza opportunismi politico-elettorali, senza che si metta in dubbio l’importanza di differenziare con demenziali populismi, senza la solita scusa sulla particolarità di Roma, senza nascondersi dietro lo scarico delle responsabilità sugli altri.

Roma e tutto il Lazio ne gioveranno perché fare bene la raccolta differenziata vuol dire doversi occupare di trattare/smaltire il poco residuo che per quantità e per qualità non desterebbe certo la stessa preoccupazione che desta la “monnezza” raccolta oggi per le strade di Roma.

Non c’è più tempo!

Il punto é: la politica romana ha gli attributi e le capacità di fare un passo del genere?

Ha la forza e la coscienza di affrontare i disagi e le lamentele che comporterà l’avvio di una raccolta differenziata su tutta la città?

Ha la costanza di puntare a questo solo obiettivo come mission?

Poi, quando anche Roma avrà raggiunto il livello di civiltà delle altre metropoli riuscendo a fare una corretta differenziata almeno al 60%, allora ci si potrà impegnare nell’individuare la soluzione economicamente ed ecologicamente più sostenibile per il trattamento del residuo.

E vedremo allora se la balla degli inceneritori avrà ancora la eco che ha in questo periodo!