Comunicazione

Storie d’amore e di diritti

Il nostro territorio ed in particolare i possedimenti degli Orsini a Bracciano ed Anguillara sono stati scenario di una delle tante storie d’amore finite in tragedia o meglio – come diciamo oggi – in femminicidio.  

Le due protagoniste furono Isabella De Medici, figlia del Granduca di Toscana Cosimo de Medici e di Eleonora de Toledo, duchessa di Bracciano quale moglie del Duca Paolo Giordano I Orsini, e Leonora di Don Garzia di Toledo, moglie di suo fratello Pietro.

Isabella fu una delle donne più colte e raffinate dell’epoca, interprete degli ideali rinascimentali, amava circondarsi da artisti, musicisti e poeti, figura che era agli antipodi con quella del marito, uomo d’arme, violento e, si dice, dedito al gioco, vizio che lo aveva riempito di debiti.

Le cronache dell’epoca descrivono una profonda amicizia della duchessa Isabella con la cognata Leonora di Toledo, moglie di suo fratello Pietro, amicizia che, si dice, si trasformò in amore.

Finché visse Cosimo De Medici, le due donne furono al sicuro, ma alla morte di quest’ultimo, venuta meno la protezione del Granduca, i loro mariti, per motivi di “onore”, ma soprattutto perché soffrivano le figure delle mogli, intellettualmente e culturalmente superiori a loro, decisero di assassinarle.

Nel luglio del 1576 il principe Pietro strangolò sua moglie Leonora e pochi giorni dopo anche il Duca Paolo Giordano Orsini fece strangolare sua moglie Isabella.

Le versioni ufficiali narrarono le morti come accidentali: addirittura il Duca di Bracciano Paolo Giordano Orsini affermò che la moglie Isabella fosse morta per aver sbattuto la testa contro un lavabo in pietra mentre si lavava i capelli.

Le cronache dell’epoca – però – descrivono come numerosi servitori ed amici delle due donne denunciarono il loro omicidio, ma gli assassini rimasero impuniti in quanto troppo potenti per essere processati.

In Italia il codice Sabaudo puniva tutti gli atti sessuali che non portavano alla procreazione quali reati contro il buon costume (articoli 420-425).

Nel Regno di Sicilia, culturalmente più avanzato e in cui la normativa era frutto dell’influenza del Codice Napoleonico, erano stati aboliti tutti i reati che prevedevano atti di libidine tra maschi (il lesbismo all’epoca non era considerato) purché commessi tra adulti consenzienti ed in privato.

Con l’Unità d’Italia si ebbe, per qualche anno, l’anomalia che i comportamenti omosessuali potevano essere puniti nel nord e al centro del paese, ma non nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie e tale circostanza veniva giustificata per “il carattere particolare delle popolazioni meridionali”; ciò fino all’entrata in vigore nel 1887 del Codice Zanardelli che aboliva ogni differenza di trattamento in tutto il regno.

Il successivo Codice Rocco mantenne questo atteggiamento anche se durante il fascismo i comportamenti omosessuali venivano puniti amministrativamente con provvedimenti come l’ammonizione ed il confino.

Nel corso del tempo si sono sviluppati movimenti di opinione sostenuti anche da insigni giuristi i quali chiedono la modifica dell’art. 3 della Costituzione (tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali) invitando all’inserimento nell’articolo della Carta anche della tutela da discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

In Italia da allora – anche grazie alle lotte di persone, associazioni e movimenti – sono state promulgate, con fatica, lentezza ed ostruzionismi vari, delle leggi – superando le posizioni più conservatrici all’interno delle Camere – a tutela dei diritti degli omosessuali e contro le discriminazioni, nonché per regolamentare le famiglie ed i rapporti non “tradizionali”.

In particolare nel 2016 è stata approvata la legge sulle Unioni Civili (legge Cirinnà) con la quale è stato sanato un buco normativo in quanto l’Italia era l’unico paese dell’Europa occidentale a non avere una legge che regolamentasse i diritti delle coppie omosessuali.

Ancora oggi, nel 2020, l’Italia è l’unico grande paese dell’Europa occidentale a non riconoscere e celebrare i matrimoni per lo stesso sesso, ma solo le unioni civili.

Nonostante dalla triste vicenda di Isabella e Leonora sia passato molto tempo, ancora oggi sono presenti delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e molta strada deve essere fatta a livello legislativo.

Sono ferme in Parlamento una serie di leggi anti discriminazione (sul lavoro, nella fornitura di beni e servizi, contro le espressioni di odio e relative all’identità di genere), per il matrimonio egualitario, in materia di adozione per le coppie dello stesso sesso, per la maternità surrogata o per il diritto a cambiare sesso.

In alcuni casi la giurisprudenza è andata più avanti del Parlamento con sentenze – pronunciate dalla Suprema Corte per colmare vuoti legislativi – in materia di trascrizione di matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, per la adozione coparentale per coppie dello stesso sesso o per riconoscimento di bambini nati all’estero con la maternità surrogata.

E’ singolare che i cittadini italiani per vedersi riconosciuti dei diritti che dovrebbero essere costituzionalmente garantiti debbano andare all’estero e – poi – rivolgersi alla Magistratura.

Ritengo che la strada per il riconoscimento dei diritti di ogni persona, debba essere intrapresa senza alcuna paura superando tutte le barriere demagogiche ed i pregiudizi “culturali” oggi – come ieri – non giustificabili.

Chi nega i diritti alle persone sta dalla parte sbagliata della storia: non si può imbalsamare l’intolleranza nella legge.

L’omofobia è una forma di apartheid. Come è possibile lottare contro il razzismo e non contro l’omofobia? – cit. Desmond Tutu.