Ad Anguillara esiste un problema oggettivo che riguarda il servizio idrico. Ci sono cittadini che costantemente lamentano la mancanza di acqua, giornalmente o in determinate stagioni, in alcuni specifici orari e per interi giorni.
L’esistenza di ripetute segnalazioni pubbliche e costanti nel tempo documenta l’esistenza di un problema che appare ormai strutturale, non si tratta di una emergenza estemporanea.
L’opposizione (non è più minoranza) ha chiesto di discutere in Consiglio comunale una proposta con la quale procedere a richiedere ad Acea Ato2 (ma anche all’Ente di Governo dell’ATO 2 e all’ARERA se necessario) l’installazione di serbatoi di accumulo per assicurare la disponibilità idrica nei momenti di maggior richiesta di acqua.
E’ la sola soluzione possibile?
Certo che no! Ma è una proposta, un grimaldello per avviare la discussione e la trattazione di un tema cogente come quello dell’acqua potabile al rubinetto di casa, in particolare in un periodo così caldo. L’individuazione della soluzione tecnica alla risoluzione del problema compete ai progettisti e al gestore del servizio, ma il compito della politica è pretendere che il problema venga affrontato e che gli interventi necessari siano programmati e realizzati.
Esiste, peraltro, un precedente analogo. A Roma, negli anni 2017-2018, Acea realizzò numerosi serbatoi di compenso e nuove centrali di rilancio nelle zone più critiche proprio per eliminare carenze estive! Ma è accaduto anche in Toscana, Sardegna, Puglia.
Detto questo, il punto non è stabilire in Consiglio comunale se la soluzione sia un serbatoio, una nuova condotta, una stazione di rilancio o un’altra opera idraulica. Il punto è pretendere che il problema venga finalmente affrontato e che il gestore, insieme agli organi di governo dell’ATO, individui e realizzi la soluzione tecnica necessaria. Perché se ogni estate i cittadini di alcune zone del paese denunciano la mancanza di acqua, non possiamo più parlare di emergenza perché siamo di fronte ad un problema strutturale che richiede investimenti.
Esistono, quindi, i presupposti per trattare questo argomento in Consiglio comunale oppure l’opposizione vuole solo rompere le scatole?
E’ scritto nel TUA
Iniziamo con il dire che già il “Codice dell’Ambiente” (D.Lgs. 152/2006) attribuisce al gestore la responsabilità dell’intera infrastruttura. Nel TUA il Servizio Idrico Integrato (SII) è definito come “l’insieme delle opere di captazione, adduzione, accumulo, distribuzione e gestione dell’acqua potabile”. Già questo basterebbe per stabilire che il gestore (Acea) non è tenuto semplicemente a “far uscire l’acqua dai rubinetti” ma deve gestire e mantenere efficiente l’intero sistema acquedottistico, comprese le opere di accumulo quando necessarie.
Questo significa che i serbatoi di compenso costituiscono una delle opere tipiche del SII e devono essere realizzati quando risultano necessari a garantire la continuità dell’erogazione.
Lo dice l’ARERA
Anche la regolamentazione ARERA va nella stessa direzione e infatti, nella “regolazione sulla qualità tecnica” (RQTI), non prescrive che “ogni acquedotto deve avere un serbatoio”, ma impone un risultato ovvero garantire la continuità del servizio e ridurre le interruzioni.
Tra gli indicatori principali della RQTI vi è il “macro indicatore” M2 – Interruzioni del servizio, che misura proprio la continuità dell’erogazione ed è associato all’obiettivo di mantenere il servizio anche attraverso un’adeguata configurazione delle fonti e delle infrastrutture di approvvigionamento.
Quindi se la rete non riesce a soddisfare i picchi di domanda, se intere zone rimangono sistematicamente senza acqua, se ciò accade ogni estate o addirittura quotidianamente, il problema non può essere scaricato sull’utente, ma della progettazione e gestione dell’acquedotto!
Lo conferma la giurisprudenza
Anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte affermato che il gestore può rispondere dell’inesatto adempimento quando il servizio non viene erogato secondo gli standard contrattualmente dovuti. Se i disservizi risultano denunciati da molti cittadini anche negli anni successivi al subentro di Acea (2023) e, quindi, il gestore ha contezza che un quartiere o una zona rimangono senza acqua nelle ore di punta ma non realizza le opere necessarie (serbatoi di compenso, potenziamento delle condotte, stazioni di rilancio, nuove dorsali etc.), è molto difficile sostenere che stia adempiendo correttamente al contratto di servizio.
Spetta anche al Sindaco
Dove deve intervenire il Sindaco? Perché il punto che “brucia” ad alcuni della maggioranza è l’assunzione di responsabilità da parte del Comune, come se la cessione del SII rappresentasse – nei fatti – un completo scarico di responsabilità che, in realtà, non è possibile.
Acea programma le proprie azioni in base al Piano d’Ambito dell’ATO 2. Si tratta di un documento complesso nel quale vengono analizzate le criticità della rete, individuati gli interventi necessari, stabiliti gli investimenti da realizzare e definiti i parametri per calcolare la tariffa pagata dagli utenti (dell’intero ATO 2).
Se nel Piano d’Ambito – per esempio – fosse previsto un nuovo serbatoio o un potenziamento dell’acquedotto di Anguillara e l’intervento non venisse eseguito, allora il gestore (Acea) sarebbe inadempiente. Ma se, invece, nel piano non fosse previsto alcun intervento, nonostante i disservizi siano noti da anni, si profila anche una responsabilità dell’Ente di Governo dell’ATO 2 (quindi della Conferenza dei Sindaci di ATO 2 di cui fa parte anche il Sindaco di Anguillara), che ha il compito di programmare gli investimenti.
Sarebbe utile sapere se il Sindaco abbia presentato un atto formale con il quale richiedere l’inserimento nel Piano d’Ambito degli interventi necessari ad assicurare la fornitura di acqua potabile laddove sistematicamente manca.
Se ciò non fosse stato fatto, è legittimo o no chiedersi se egli abbia esercitato fino in fondo il proprio ruolo all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’ATO 2, promuovendo formalmente gli interventi necessari per i propri cittadini?
Gli incontri della Conferenza dei Sindaci, peraltro, sono verbalizzati, basta – quindi – rendere pubblici i verbali per fornire una risposta a questa semplice domanda.
Brevi conclusioni per chi non ha voglia di leggere
Il gestore del Servizio Idrico Integrato (Acea ATO 2) non ha soltanto l’obbligo di distribuire l’acqua quando disponibile, ma ha il dovere di assicurare, attraverso la programmazione e la realizzazione delle opere necessarie, la continuità del servizio. Se la rete è strutturalmente incapace di soddisfare i picchi di consumo, il gestore deve realizzare le opere necessarie (serbatoi, impianti di rilancio, potenziamento delle condotte), poiché tali opere costituiscono parte integrante del servizio per il quale gli utenti pagano la tariffa.
Il passo successivo dovrebbe essere la verifica del Piano d’Ambito per verificare se in esso e/o nel Programma degli Interventi sono previsti serbatoi, vasche di accumulo o altri interventi specifici per Anguillara Sabazia, se sono stati finanziati, in quale anno avrebbero dovuto essere realizzati e quale sia il loro stato di attuazione.
Se non esiste alcuna voce che richiama a interventi per Anguillara la questione assume anche una evidente rilevanza politica, perché il Sindaco rappresenta il Comune nella Conferenza dei Sindaci dell’ATO 2.
Questo si può dire oppure infastidisce qualcuno?
Enrico Stronati