Comunicazione

Resoconto del Consiglio comunale del 29.11.2021

E’ terminato a notte fonda – alle 1.10 del 30.11 – il Consiglio comunale convocato per le ore 18 del 29.11 2021.

Tanti i punti all’Ordine del Giorno, riporto nel seguito una descrizione per ognuno di essi (anticipo che tutti i punti sono stati approvati – tranne l’interrogazione che non prevede votazione essendo un atto di controllo).

Primo punto: Interrogazione a risposta orale in merito alla presentazione del libro “Borgo Italia” del 18/09/2021

L’interrogazione, presentata da 5/6 dell’opposizione, poneva domande al Sindaco o alla Giunta in merito alla procedura autorizzativa dell’evento in questione che – a parere degli interroganti – presentava dei vizi sostanziali.

L’interrogazione fu presentata il 16.09.2021 e a quella data sull’Albo Pretorio online non risultava alcuna Delibera di Giunta di patrocinio alla realizzazione del suddetto evento nonostante le locandine dello stesso fossero state pubblicate in data 12/13 settembre. Abbiamo appreso durante l’ultimo Consiglio comunale, per voce di un Consigliere di maggioranza che sostituendosi ai destinatari a cui l’atto di controllo era indirizzato, che l’autorizzazione fu concessa il 16.09.2021 e che l’evento si è svolto in “assoluta tranquillità”.

Ad avviso dello scrivente ciò vìola il regolamento sulla concessione del pubblico patrocinio che prevede tempistiche e adempimenti ben precisi che a quanto pare possono in taluni casi restare sulla carta.

Vuol dire che la concessione del pubblico patrocinio può essere avanzata senza vincoli temporali e l’utilizzo del logo del Comune in locandine può essere fatto anche prima della Delibera autorizzativa della Giunta?

Secondo punto: Mozione ai sensi dell’art. 38 del Regolamento del Consiglio Comunale per una serie di interventi utili a recuperare la pineta di Martignano e più in generale l’area della zona di Martignano presentata dal consigliere Michele Cardone

La Mozione presentata dal collega Michele Cardone è passata all’unanimità previa una piccola modifica alla parte dispositiva. E’ possibile accedere al suo contenuto tramite l’Albo Pretorio online non appena essa verrà pubblicata (ad oggi, 7.12.2021, gli atti dell’ultimo Consiglio non risultano consultabili).

Terzo punto: Approvazione regolamento “Centro diurno semi residenziale per disabili gravi adulti”

Più articolata è stata la trattazione del terzo punto dell’ODG, l’argomento esige sempre la massima attenzione possibile perché le decisioni assunte sul tema toccano nel profondo i diretti interessati nonché le loro famiglie.

La stesura della bozza di Regolamento, poi approvata, ha fatto l’iter previsto ovvero è stata discussa ed emendata all’interno della Commissione statuto e regolamenti.

In quella sede il sottoscritto ha proposto una serie di modifiche, alcune delle quali pervenute dai colleghi di opposizione, altre da famiglie interessate all’argomento, altre ancora frutto del mio gruppo politico. Proposte che sono state recepite nel regolamento dopo un confronto con la Responsabile dei Servizi Sociali presente durante i lavori della Commissione (ad eccezione di un paio di quelle a me pervenute dalla Consigliera Catarci: una relativa alla possibilità di utilizzo del centro diurno semi residenziale per disabili per frazioni di tempo – solo la mattina o solo il pomeriggio, per esempio – e l’altra concernente i criteri di ammissione).

La Consigliera Catarci ha, quindi, posto una riflessione (condivisibilissima peraltro) in merito alla stonatura presente tra i requisiti di accesso al suddetto servizio. La sua obiezione è frutto di una lucida valutazione della normativa e basa sul seguente principio: Anguillara fa parte di un distretto socio-sanitario (Roma 4.3) e come tale tutti i servizi erogati dagli appartenenti al distretto devono essere rivolti all’individuo, a prescindere dal Comune di residenza dello stesso. Ciò vuol dire che un servizio erogato in ambito di distretto socio sanitario dal Comune di Trevignano (per fare un esempio) deve essere accessibile anche dai cittadini di Anguillara o Bracciano con i medesimi criteri applicati ai cittadini del Comune erogante. Il regolamento approvato nell’ultimo Consiglio, invece, pone al primo punto dei criteri di accesso la residenza anagrafica che da, quindi, priorità ai cittadini di Anguillara rispetto a quelli dei Comuni degli altri distretti.

La collega Catarci ha sollevato una questione che, un paio di mesi fa, io stesso portai all’attenzione della maggioranza in occasione della discussione sull’interrogazione che presentai sul Piano Sociale di Zona e sui (troppi) fondi andati perenti per mancato loro utilizzo.

Il punto non è se si è o meno pro o contro a disposizioni che favoriscano la fruizione dei Servizi Sociali da parte dei cittadini di Anguillara, su questo aspetto si possono avere sensibilità diverse ed è palese che queste diversità esistano all’interno del Consiglio comunale. Chi scrive ritiene che i Servizi Sociali erogati all’interno del Distretto Socio Sanitario debbano essere regolamentati al fine di consentirne la fruizione a chi ne ha bisogno a prescindere dal certificato di residenza (cosa che anche la collega Catarci ha chiaramente e animatamente espresso durante la seduta di Consiglio).

Il punto discusso in Consiglio comunale ha, quindi, fatto affermare alla Maggioranza che il centro diurno semi residenziale per disabili gravi adulti non fa parte dei servizi messi a fattor comune all’interno del Distretto Socio Sanitario. Cosa che non ci ha proprio convinto.

Difatti, stando alla documentazione raccolta dalla Consigliera Catarci, quanto affermato è in antitesi con l’adesione del nostro Comune al Distretto Socio Sanitario Roma 4.3 e questa “ambiguità” potrebbe portare ad ulteriori dinieghi alle richieste di finanziamento avanzati dal Comune, come già accaduto in passato (per chiarire a chi legge: sono stati negati fondi richiesti dal Comune alla Regione Lazio e finalizzati all’ampliamento dei servizi socio-assistenziali perché Anguillara fa parte del Distretto Socio Sanitario e in quanto tale i fondi per i Servizi Sociali sono erogati al Distretto e non ai singoli comuni).

La collega Catarci prima e il sottoscritto poi abbiamo provato inutilmente a proporre di rimandare l’approvazione del Regolamento per poter fare un ulteriore approfondimento su quanto emerso durante la discussione che non è stato completamente smentito dalla Dott.ssa Princigalli la quale ha risposto ribadendo che la messa a fattor comune con tutto il Distretto del centro disabili è una decisione che deve assumere la “politica”.

Quindi il regolamento per l’accesso al centro diurno (a conduzione comunale e non distrettuale) semi residenziale per disabili gravi adulti è stato approvato dalla maggioranza

Punto 4: Piano di coltivazione e recupero della cava di lava leucititica in località Casaletto di Sopra nel Comune di Anguillara Sabazia (RM), debitamente sottoscritti dal progettista e dal delegato della società Area Basalti s.r.l. – presa d’atto degli elaborati e degli atti di assenso – approvazione dello schema di convenzione

Già il titolo non lascia presagire nulla di buono, e di fatti la trattazione di questo punto è stata molto accesa e lunga.

Non è semplice riassumere quanto accaduto in poche righe, ma corre l’obbligo di lasciare scritto qualcosa a futura memoria.

Il punto è stato esposto dall’Assessore Serami che ha iniziato il suo intervento lamentando presunte false informazioni diffuse da qualcuno che hanno acceso gli animi, in particolare della popolazione residente nelle zone limitrofe all’area interessata dall’apertura della nuova cava.

Quindi ha esposto la deliberazione in esame con due interventi (uno di introduzione e uno post sospensione) ribadendo che:

  1. L’Amministrazione è contraria all’apertura di nuove cave;
  2. Il Comune non sta autorizzando l’apertura di una nuova cava ma sta “solo prendendo atto” che altri enti/amministrazioni preposte hanno già svolto l’istruttoria e concesso l’autorizzazione;
  3. La procedura prevede che, in caso di inadempienza del Comune alla stipula della convenzione, la Regione nomini un commissario ad-acta atto allo scopo. In questa eventualità al Comune verrebbe negata la possibilità di addivenire ad un accordo che preveda una contropartita economica (600 mila euro in 10 anni + circa 300 mila euro di opere compensative);
  4. L’opposizione non ha fornito una strada alternativa che impedisca l’apertura della nuova cava;
  5. Solo un cretino si comporta sempre allo stesso modo sperando in un epilogo diverso.

Quando la trattazione di un punto all’ODG impiega ore come accaduto in questo caso, il risultato è la completa impossibilità per il cittadino di comprendere quali fossero le differenze tra una posizione e l’altra. Per questa ragione ho preferito elencare per punti la posizione della maggioranza per tentare, per quello che posso, di fornire una risposta puntuale ad ognuno di questi.

  1. La contrarietà dell’Amministrazione si può esprimere in vari modi, uno di questi è tramite atti formali. Nella proposta di deliberazione portata in Consiglio dalla maggioranza non v’era alcuna traccia di contrarietà, l’atto cosi come composto era una null’altro che una banalissima acquiescenza;
  2. La formula “prendere atto” è dimostrazione di mancanza di coraggio, è la materializzazione su carta della posizione supina del Comune nei confronti di chi non ha alcun interesse ad opporsi all’apertura della ennesima cava fregandosene degli impatti che la stessa produrrà quando si sommerà a tutte le altre;
  3. In passato è già accaduto che l’Amministrazione di turno – in particolare quella a guida dell’Avv. Pizzorno – si opponesse adendo per vie legali. Tale scelta ebbe un miglior epilogo? No, affatto. Però ha segnato un momento, un punto nella storia amministrativa della nostra città costringendo la Regione ad assumere una posizione imperativa (la nomina di un commissario ad-acta) e le società proponenti a rivolgersi a degli studi legali per poi arrivare alla proposta di una transazione. Transazione che valeva circa 250 mila euro, quasi quanto la proposta avanzata dalla Soc. Area Basalti SRL discussa nell’ultimo Consiglio comunale. Eppure Pizzorno non svendette il nostro territorio rispettando le sollecitazioni ad opporsi a nuove cave provenienti dai cittadini residenti vicino all’area interessata. Anzi, fece qualcosa di ancora più coraggioso. Portò in Giunta l’atto di indizione del referendum nel quale si chiedeva ai cittadini di Ponton dell’Elce e di Colle Sabazio se accettare i 250 mila euro e sottoscrivere o meno la convenzione. La consultazione si svolse subito dopo le elezioni del 2016 che videro vincente il M5S confermando con 350 voti contrari e 40 a favore (voto più, voto meno, vado a memoria) la contrarietà all’apertura della nuova cava. Tant’è che la Giunta dell’epoca (grillina) non poté far altro che rigettare la proposta di transazione confermando la rinuncia ai 250 mila euro avviata da Pizzorno.
    Questa vicenda può leggersi in due modi contrapposti che sono, peraltro, alla base delle diverse posizioni espresse in Consiglio: (a) Si è dato ascolto ai cittadini e si è assunta una decisione nel rispetto della volontà popolare rinunciando anche ai soldi (250 mila euro, ribadisco). (b) Si è assunta una posizione che non ha permesso di sfruttare i 250 mila euro offerti dalle società estrattive.
    Io ritengo che la chiave di lettura sia la lettera (a). L’attuale maggioranza ritiene che sia la (b) non considerando, evidentemente, i danni arrecati ai cittadini che vivono in quella zona dalla sommatoria delle attività estrattive, danni economici ma soprattutto di salute. E’ assurdo quanto palesemente miope sia la visione dietro la lettera (b). Non considerare gli aspetti ambientali e sanitari della contemporanea presenza di molteplici cave nello stesso quadrante vuol dire non tenere in considerazione neanche l’aspetto economico (non solo umano) del danno prodotto per i prossimi 10 anni. Per non parlare del rischio di veder riempiti “dalla monnezza di Roma” i buchi lasciati dall’attività di cavatura …
  4. La strada alternativa l’opposizione, o quanto meno il sottoscritto con l’emendamento presentato che trovate a questo link, l’aveva fornita, forse l’Assessore non l’ha ritenuta tale perché diametralmente opposta a quella supina della proposta di deliberazione da questi presentata.
    E’ una strada priva di complicazioni? No.
    E’ una strada che fornisce certezze di raggiungere l’obiettivo di evitare l’apertura di questa nuova cava? No.
    E’ una strada che espone a rischi il Comune? No.
    E’ una strada che ha costi per il Comune? No, nessun costo aggiuntivo, in termini economici, potrebbe significare perdere i circa 300 mila euro di opere compensative (e neanche è detto, visto quanto accaduto nel 2014/2015 quando – nonostante l’opposizione al TAR, le società tentarono comunque di transare offrendo una contropartita economica, a dimostrazione che gli interessi economici veri, stanno dalla loro parte).
  5. Sul punto 5 concordo pienamente con l’Assessore Serami, solo un cretino perdura nel medesimo atteggiamento sperando in un diverso epilogo. Che però è quanto si è fatto nello scorso Consiglio, perché sperare che assumendo l’ennesimo atteggiamento acquiescente possa essere l’ultima volta che la nostra Città sia il luogo prescelto per ampliare o aprire uno nuova cava, vuol proprio significare “perdurare nel medesimo atteggiamento sperando in un diverso epilogo”.

Alla fine, quindi, la Delibera è stata approvata, la “presa d’atto” ufficializzata (squilli di trombe) e la Convenzione attivata.

Prima dell’approvazione sono stati respinti il mio emendamento e quello del Consigliere Manciuria, mentre sono stati approvati alcuni emendamenti nati dallo scambio di vedute tra maggioranza e opposizione. Un emendamento per inserire nella parte premissiva della Deliberazione la ricostruzione storica degli accadimenti dal 2010 che era contenuta nel mio emendamento, ciò al fine di lasciare quanto meno traccia di quanto accaduto ed evitare di far arrivare in Regione un atto privo di qualsiasi contrarietà, come inizialmente era. Un secondo emendamento per esplicitare l’installazione di strumentazione di controllo. Ed infine un terzo emendamento – proposto dalla maggioranza stessa – per specificare gli orari/giorni di apertura della cava. Agli emendamenti io ho votato a favore, pur se fortemente contrario alla Deliberazione (tant’è che ho poi votato contro) ritengo che gli stessi abbiano portato lievi migliorie alla situazione attuale.

Tutta l’opposizione ha votato contro l’approvazione della Delibera

Il Consigliere Manciuria non ha partecipato alla votazione perché è uscito per protesta dall’aula in quanto da tempo attende la calendarizzazione di una sua interrogazione sul tema. Mentre la maggioranza ha votato compatta la sua approvazione. Nessun dubbio per nessuno di loro.

Punti 5 e 6: ratifica di variazioni di bilancio

La prima variazione ratificata è relativa a maggiori entrate per un importo pari a circa 240 mila euro.

Tra questi fondi ci sono quelli provenienti dalla Regione Lazio per consolidare la rete dei servizi educativi per l’infanzia. Questi – anche grazie ad una condivisione di intenti con la minoranza – verranno utilizzati per ridurre le quote a carico delle famiglie che hanno bimbi ospiti dell’Asilo Nido comunale. La ridistribuzione delle quote verrà fatta adottando un principio di progressione economica al fine di riconoscere un importo maggiore alle famiglie appartenenti alla fascia economica inferiore.

La seconda variazione è relativa a maggiori entrare per un totale di circa 88 mila euro e relative a una maggiore entrata dai ristori IMU, un contributo del MIBACT, un contributo della Regione Lazio destinato alla Biblioteca Comunale e un altro contributo – sempre dalla Regione Lazio – per l’acquisto dei libri scolastici.

Punto 7 e 8: riconoscimento debiti fuori bilancio

Il settimo punto all’ordine del giorno trattava il riconoscimento del debito fuori bilancio per via della condanna subita da Comune a seguito di una causa intentata da alcuni cittadini residenti a Ponton dell’Elce che hanno richiesto il risarcimento per l’erogazione di acqua non potabile nel periodo 2007-2011.

Il Comune è stato condannato per inadempienza contrattuale non avendo dimostrato – nel suddetto periodo – di aver fatto il necessario per mantenere fede al contratto sottoscritto tra il gestore del servizio idrico (il ns Comune) e il cittadino che prevede l’erogazione di “acqua per uso idropotabile”.

Ai cittadini ricorrenti è stato riconosciuto il 50% delle spese sostenute per il servizio idrico nel quinquennio in questione e – a un paio di questi – anche il rimborso spese per aver installato dispositivi per la potabilizzazione dell’acqua.

Il totale del debito fuori bilancio ammonta a circa 40 mila euro.

Il secondo debito fuori bilancio (punto 8) era invece relativo a un’altra sentenza che ha visto in nostro Comune soccombente e obbligato al riconoscimento di circa 42 mila euro in favore del ricorrente che ha svolto attività di esperto paesaggista per conto del Comune. Tutto ciò è probabilmente conseguenza dell’affidamento del servizio di esperto paesaggista avvenuto a febbraio 2017.

La legge obbliga l’invio dei documenti concernenti i debiti fuori bilancio alla Corte dei Conti, cosa prevista anche nel dispositivo delle Deliberazioni in esame. Mi auguro che ciò serva a qualcosa e che prima o poi i responsabili di questi debiti siano chiamati a risponderne.

Consigliere comunale
Enrico Stronati

Di seguito l’emendamento al Punto 4 dell’Ordine del Giorno (questione cave) che ho presentato e che è stato bocciato dalla maggioranza.

A voi le considerazioni.