Comunicazione

Economia circolare, nimby, Copenaghen e Gualtieri

Quando provo a spiegare le ragioni della mia contrarietà alla realizzazione dell’inceneritore che Gualtieri vorrebbe fare a Roma, la prima cosa che devo combattere è l’etichetta. Eh si perché ormai i fan dell’inceneritore (non chiamatelo termovalorizzatore perché persino l’accademia della Crusca chiarisce che si chiama inceneritore) la prima cosa che fanno è darti del “malato di NIMBY”. Loro che sono così altruisti da proporre la realizzazione dell’inceneritore fuori l’anello del GRA.

Per sgombrare il campo da questa sciocca etichetta si sappia che il sottoscritto propose la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica ad Anguillara per accogliere i rifiuti organici dei comuni a nord di Roma che abbiano raggiunto il 65% di raccolta differenziata porta a porta. Ero (e sono) convinto che se la nostra zona non avesse ospitato un impianto di trattamento dei rifiuti avrebbe significato lasciare il campo a Roma di farlo, come di fatto avverrà con l’impianto di digestione anaerobica di Cesano/Osteria Nuova. Perché non c’è solo l’inceneritore eh, ci sono pure i 4 biodigestori e almeno una discarica da piazzare intorno a Roma.

Ritengo necessari gli impianti, ma per chiudere il ciclo dei rifiuti, non per tornare alla “monnezza”. E vanno realizzati con logica, pensando a decine e decine di anni di utilizzo, con un approccio che ne evidenzi la loro sostenibilità a lungo termine, non semplicemente per accaparrare voti.

L’argomento inceneritore è molto vasto e non si può risolvere con un post o un solo articolo online (vabbè, ne scriverò degli altri), ma si può cercare di fissare dei punti che possano aiutare, poi, a costruire delle opinioni utili anche nell’esercizio del voto, perché le politiche ambientali sono oggi la base su cui costruire una credibile proposta politica.

Sul tema partiamo da un dubbio. L’inceneritore di Roma, potrà bruciare anche rifiuti provenienti da fuori bacino?

La risposta affermativa a questa domanda è paradossalmente più positiva della risposta negativa, sia in termini di prospettive per la raccolta differenziata a Roma, sia in termini di riuscita “economica” del progetto.

Se l’inceneritore potrà bruciare i rifiuti, per esempio, di Latina, allora la raccolta differenziata su Roma ha ancora una speranza. Anche perché la costruzione di un inceneritore ha costi elevatissimi e l’investimento deve essere ammortizzato. Per farlo è necessario che funzioni e per funzionare al meglio necessita di un feeding costante (ovvero un quantitativo di rifiuti in ingresso sempre uguale) al fine di assicurare un bilancio economico altrettanto costante.

Se la risposta alla domanda sopra fosse negativa, per contro, Roma tornerà alla gestione dei rifiuti degli anni 80, con la differenza che anziché seppellire la monnezza a Malagrotta, la brucerà a Santa Palomba. E questo è il mio maggior timore, temo che l’inceneritore determinerà il collasso della già esigua raccolta differenziata di Roma.

Ho recentemente partecipato ad un incontro organizzato da “Azione” a Cesano. La premessa è stata “noi prima di fare una proposta studiamo bene i pro e i contro”. Non so se questo volesse significare che chi la pensa contrariamente sull’inceneritore è da questi considerato un ignorante sprovveduto. Però l’esordio già faceva intendere quale fosse la loro posizione. Un tecnico del settore e una esperta di diritto amministrativo (così si sono presentati) hanno motivato la posizione pro-inceneritore di Azione, ai 4 gatti presenti, basandosi su concetti condivisibili, ma non sufficienti.

Roma starebbe violando il principio di prossimità imposto dal DLgs 152/2006 smaltendo i rifiuti fuori bacino e deve quindi provvedere all’autosufficienza. Vero. Ma Roma sta violando lo stesso DLgs perché non ha raggiunto la percentuale di raccolta differenziata che al 2012 sarebbe dovuta essere del 65% e dovrebbe provvedere anche a questo.

Quindi ci è stato riferito (io ero uno dei 4 gatti) che laddove c’è un inceneritore ci sono ottime percentuali di raccolta differenziata. Vero. Ma dove? A Brescia, per esempio. Ma quindi si vorrebbe paragonare Roma a Brescia? Io reputo che sia una follia questo paragone. Se invece la nostra capitale la paragonassimo ad altre Capitali europee che usano l’inceneritore, allora il quadro non è così come ci vorrebbero propinare.

Sono andato a cercare informazioni sulle altre capitali europee e ho trovato uno studio, non recentissimo, del 2015, condotto da Ama (!) che mostra che laddove c’è una metropoli con un inceneritore, le percentuali di RD sono decisamente esigue. Parigi 18%, Berlino 39%, Vienna 40%, Varsavia 20%. Per farvi capire nel 2015 Roma segnò il 43% di raccolta differenziata.

Altra questione che ormai viene usata come grimaldello della persuasione pro-inceneritore: Copenaghen. Voglio dedicare una considerazione a parte alla capitale danese e al suo impianto che, in termini di dimensioni, è identico a quello che vorrebbero fare per Roma (600 mila tonnellate).

È vero che Copenaghen ha il suo bell’inceneritore che tanto piace a tutti i partiti pro-inceneritore, ma iniziamo con il dire che lo hanno realizzato dentro la città. E non perché quello fosse il solo terreno urbanisticamente spendibile (come nel caso del biodigestore a Cesano), bensì perché la “politica” della capitale danese ha ritenuto fondamentale educare la cittadinanza con questa loro scelta. Già. Una cosa che ai politici capitolini neanche passa per l’anticamera del cervello. Ma soprattutto non si considera che Copenaghen, per via delle condizioni climatiche e della sua posizione geografica, ha ottenuto un beneficio dalla realizzazione del nuovo inceneritore in termini di differenza tra le emissioni emesse dall’impianto e quelle che avrebbero emesso le 90 mila caldaie che altrettante famiglie avrebbero dovuto installare (e tenere lungamente accese) se non fossero state “teleriscaldate” dalla combustione dei rifiuti. Siamo tutti d’accordo che Roma non si trova nella medesima condizione di Copenaghen sotto questo punto di vista? I romani fondarono Roma dov’è anche per le eccellenti condizioni climatiche che non obbligano a lunghi e freddi inverni. Peraltro l’inceneritore si dovrebbe fare fuori città (Santa Palomba), non in prossimità delle zone maggiormente urbanizzate della Capitale, e quindi difficilmente si realizzerà un impianto di teleriscaldamento.

Vogliamo poi parlare del fatto che l’inceneritore di Copenaghen brucia, anno dopo anno, sempre più rifiuti provenienti da fuori nazione perché ha l’esigenza di mantenere costante la sua produzione energetica? Tra questi, quantitativi sempre più crescenti di biomasse (150 mila tonnellate nel 2019). E pensate un po’: nel progetto iniziale era vietato per la società realizzatrice e proprietaria dell’impianto di importare rifiuti provenienti da fuori bacino! Vincolo rimosso nel 2016 quando la società che gestisce l’inceneritore dichiarò che senza ulteriori quantità di rifiuti da bruciare, il quadro economico non avrebbe retto. E stiamo parlando della Danimarca, mica dell’Italia dove le modifiche e le varianti sono la melma dove affossano anche i progetti più virtuosi.

E vogliamo anche dirlo a tutti che a fronte di un impianto (quello di Copenaghen) che è stato acceso, uno è stato spento perché il governo danese ritiene che il proliferare degli inceneritori è diseducativo? Tant’è che la Danimarca é uno degli Stati che meno ricicla (44%) per il fatto di avere ben 23 inceneritori. A tal punto che ora il Governo sta facendo retromarcia puntando a ridurre del 30% il quantitativo di rifiuti bruciati chiudendo le linee di importazione dei rifiuti da altri Paesi (Inghilterra su tutti).

Tutto ciò per riflettere sul quesito iniziale: la realizzazione dell’inceneritore a Roma, consentirà alla città eterna di ottemperare alle direttive europee e alle leggi che ne sono conseguite e, quindi, a raggiungere un livello di raccolta differenziata degno dei tempi e rispettoso dell’ambiente?

Perché tutti noi sappiamo che non si può pensare di sfruttare all’infinito le risorse e i minerali (materiali) che il nostro amato pianeta ci mette a disposizione. A prescindere da come la si pensi sull’inceneritore di Gualtieri è ormai noto che il sistema economico lineare non prende in considerazione l’inquinamento e l’esauribilità delle risorse naturali. Questo ha manifestato i suoi limiti sin dalla seconda metà del ‘900 con l’emergere delle crisi energetiche e dei fenomeni di inquinamento su scale globale. Qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che si debba puntare ad un sistema più realistico ovvero un sistema basato sull’economia circolare che mette l’inceneritore alla fine della filiera in termini di trattamento dei rifiuti? Non all’inizio come sta facendo la Giunta capitolina.

La realizzazione dell’inceneritore a Roma, così come viene proposta e gli obiettivi che la stessa si pone (eliminare la “monnezza” dalle strade di Roma), sarà a mio avviso la condanna della raccolta differenziata della città eterna. Roma sarà forse più pulita, i romani torneranno alla “monnezza” in strada costantemente svuotata dai mezzi Ama, ma l’ambiente ne risulterà maggiormente compromesso (perché alla lunga queste scelte si pagano, eccome se si pagano).

E questa è una scelta, una precisa scelta che ha una precisa paternità, ricordatevelo nell’urna.

Enrico Stronati