Acqua

Le falsità dei programmi elettorali, addio all’acqua pubblica

In tutti i programmi elettorali delle compagini che si sono presentate alle elezioni comunali del 2020, c’è la promessa per il mantenimento della gestione pubblica dell’acqua. A sancire questo “patto” universale tra le diverse anime del Consiglio comunale sono stati approvati (con voto unanime) ben 3 atti (Mozioni) con precisi impegni per difendere un principio che sembrava essere un dato di fatto.

Oggi assistiamo al completo, totale fallimento della politica che sceglie di piegarsi ai diktat imposti dal Governo e confermati dal Parlamento, ma soprattutto dalla Regione Lazio che ha tradito tutto il mondo dell’acqua pubblica approvando una legge regionale (LR n. 5 del 4 aprile 2014) che poi non ha applicato consentendo, nel mentre, a diversi tribunali di imporre la “normativa vigente” a sua volta piegata agli interessi delle lobby della mercificazione di un bene essenziale alla vita quale è l’acqua.

E così, a causa delle “minacce” di commissariamento e di pagamento in solido da parte di quegli amministratori locali che si permettono di opporsi alla cessione coatta del SII, entro il 30 settembre 2022 anche il Comune di Anguillara cederà il Servizio Idrico Integrato al gestore unico Acea ATO2 Spa.

Applausi e giubilo delle lobby, di chi reputa che il SII sia “solo una rogna per il Comune” e non vede l’ora di liberarsene, degli azionisti di Acea, del Comune di Roma (unico a trarre vantaggi anche economici dalla gestione unica del servizio), di quella “politica” che da anni sta man mano privatizzando tutto.

Pianti e disperazione di chi pensa che privatizzare un bene essenziale alla vita come l’acqua rappresenta l’ultimo baluardo alla privatizzazione di ogni servizio, di chi è consapevole che questo comporterà l’aumento del 34% della bolletta per le famiglie composte da 3 persone e del 37% per quelle composte da 4 persone, di chi ha la certezza che a fronte degli aumenti non si otterrà un miglioramento delle condizioni dei nostri acquedotti, di chi – per coscienza – assiste inerme al calpestamento di uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione: il referendum! Già, quel referendum che nel 2011, anche ad Anguillara, affermò l’esatto opposto di quanto accadrà nei prossimi giorni.

Il Consiglio comunale, nella pratica, non serve più a nulla. Ridotto a mero passacarte dal burocrate di turno che, in ottemperanza di una norma che contrasta con il controverso strato normativo esistente nella Regione Lazio (vedi LR di cui sopra in contrapposizione delle norme nazionali), invia diffide con la facilità con la quale manderebbe una email ad un amico per parlare di fantacalcio.

Sentirete ripetere: non si poteva fare altro.

Forse no o forse si. Di certo si sarebbe potuto – se c’era la volontà e se veramente si riteneva importante mantenere l’acqua bene comune e non fosse solo una falsa promessa elettorale – provare il percorso per far riconoscere ad Anguillara lo stato di cui al comma 2-bis dell’art. 147 del DLgs 152/2006 (se non altro ottenendo risposta di diniego dall’organo preposto al suddetto riconoscimento oggi avremmo avuto un elemento in più per giudicare l’epilogo della vicenda). Oppure tentare di tirare la cordata con i Comuni del lago per una gestione integrata di bacino. Avevo per questo proposto – con il supporto del mio gruppo – di istituire una Commissione che si occupasse di questo tema, sono 18 mesi che attendo risposta, nonostante 4 solleciti, di cui 2 alla Presidente del Consiglio. E’ innegabile che “averle tentate tutte” avrebbe consentito, oggi, di potersi presentare ai cittadini dicendo “abbiamo provato in tutti i modi a mantenere il servizio pubblico, non abbiamo potuto evitare la sua privatizzazione”.

Invece la cessione del servizio idrico al gestore unico Acea avviene a mani basse.

In un periodo in cui assistiamo all’aumento dei costi del gas, dell’energia e di molto altro, i cittadini dovranno fare i conti anche con l’aumento delle tariffe dell’acqua, l’aumento dei costi per gli allacci (più che raddoppiati), una gestione “privatistica” della morosità (e non mi riferisco alla morosità dolosa) che prevede la riduzione del flusso e – poi – il distacco.

Ma almeno rifaranno tutto l’acquedotto, sento spesso ripetere dai sostenitori della privatizzazione. Non è così, non funziona così. Ci sono decine e decine di Comuni nell’ATO2 che si trovano in situazioni peggiori della nostra, specie nella gestione della depurazione che – gioco forza – richiede maggiore attenzione per ovvie ragioni di igiene e salute. Gli investimenti del “gestore unico” sono fatti a livello di intero ATO e, in quanto tali, seguono una priorità che pone il rifacimento della distribuzione di un comune di meno di 20 mila persone dietro molti altri interventi a maggiore priorità. I tempi per il rifacimento delle condotte, quindi, sono indefiniti allo stato, chi dice il contrario, mente.

Chi ha un pozzo regolarmente denunciato/censito sarà “invitato” all’installazione di un contatore e alla comunicazione delle letture e sulla base di queste verrà emesso il ruolo per la quota della depurazione che dovrà pagare.

Sono sempre stato contrario alla cessione del servizio, alle due diffide che ricevemmo tra il 2011 e il 2016 – all’epoca ero Assessore all’Ambiente – rispondemmo sempre con un diniego. Sono contrario anche oggi, per le ragioni più volte espresse e anche qui sopra esposte.

Nonostante questo ho fornito il mio contributo alla revisione della convenzione che verrà “ratificata” nel prossimo Consiglio comunale, perché reputo comunque necessario – nel mio piccolo – tutelare gli interessi e difendere i diritti dei miei concittadini.

Ho apprezzato l’apertura della Maggioranza a volerne discutere tutti insieme, peccato che ciò sia avvenuto alla fine dell’istruttoria che ha prodotto la bozza della convenzione. E’ indubbio – difatti – che sarebbe stato più utile alla tutela dei beni della collettività convocare l’Opposizione (o una sua rappresentanza) al tavolo di discussione con Acea dove, forse, un approccio organico del Consiglio comunale avrebbe avuto maggior peso.

Molti di coloro che votarono convintamente per l’acqua pubblica al referendum del 2011 stanno già organizzando forme di protesta, anche su questo territorio.

Domenica si svolgeranno le votazioni politiche, valutate anche questo epilogo nella scelta di voto.

Enrico Stronati
Consigliere comunale
Sinistra in Comune